Omicidio Materazzo, l’affondo del pm: «Ergastolo al fratello della vittima, delitto brutale da film dell’orrore»

Luca Materazzo
L'imputato Luca Materazzo
di Manuela Galletta

Contro l’imputato Luca Materazzo ci sono «elementi gravi e concordanti», «elementi inconfutabili» come il suo Dna che lo inchiodano alla responsabilità di avere ucciso con oltre 40 coltellate il fratello Vittorio Materazzo nel novembre del 2016 in viale Maria Cristina di Savoia a Napoli. È per questa ragione, per l’esistenza di questo materiale probatorio schiacciante, che il pm ha chiesto ai giudici della Corte d’assise di Napoli di condannare l’imputato alla pena dell’ergastolo in quanto proporzionata alla gravità dei fatti. Il pm ha inoltre chiesto ai giudici di non concedere attenuanti all’imputato anche per via della brutalità del delitto e per la premeditazione del delitto. “L’imputato ha lucidamente programmato quest’agguato che si è svolto nell’androne del palazzo dove abitava Vittorio Materazzo abitava, né lo ha fermato il fatto di rendere orfani due bambini (…)”, ha osservato il pm.

Un agguato brutale, basti pensare che dopo aver accoltellato più volte Vittorio Materazzo alle spalle, l’assassino si piegó come a sedersi, appoggió sulle ginocchia l’agonizzante Vittorio Materazzo e gli taglió la gola passando il coltello da sinistra verso destra. «È una scena dell’orrore, è un’esecuzione che fa capire l’intensità del dolo, la brutalità dell’omicidio», ha affermato il pm. Alla base dell’omicidio ci sarebbero state due cause: “un rancore profondo e antico”, un rancore “nutrito da Luca verso il fratello, un rancore “tramutatosi in un odio incontenibile”  quando, a seguito della morte del padre (il quale manteneva Luca), Vittorio Materazzo decise di non sostenere il fratello con alcun reddito, nella speranza che il fratello provasse a trovare un’occupazione; i sospetti che Vittorio Materazzo aveva iniziato a nutrire sulla morte del padre tanto è vero che preparó anche un esposto per ottenere la riesumazione della salma. Sospetti però che non abbracciavano Luca Materazzo, ma l’imputato si convinse dal contrario, iniziando a pensare che il fratello volesse accusarlo allo scopo di estrometterlo dall’eredità. Di quest’odio crescente, ha ricordato il pm, Vittorio Materazxo si rese conto tanto che vietó al fratello di recarsi a casa sua quando lui non c’era. Non solo: una settimana prima di morire Vittorio Materazzo confidó ad un amico di avere paura di finire ammazzato per mano del fratello. “Questa vicenda – ha concluso il pm – segnerà per sempre questa famiglia” . (Seguono aggiornamenti)

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martedì, 9 aprile 2019 - 13:00
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