Cannabis light, la scure della Cassazione: 800 punti vendita vanno verso la chiusura Esulta la Lega, silenzio dei Cinque Stelle

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L’attenzione adesso è tutta rivolta agli 800 punti vendita di cannabis light che insistono in Italia. La sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione arrivata ieri sera è chiara: la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis», come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina non è lecita. Ragion per cui quegli 800 punti vendita rischiano di dovere chiudere i battenti. Rischiano perché dalle parole pronunciate questa mattina da Federcanapa sembra di intuire che possa esserci uno spiraglio per tenere in piedi le attività: «il testo della soluzione dice dichiaramente che la cessione, vendita e in genere la commercializzazione al pubblico di questi prodotti è reato «salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante», osserva Federcanapa. Il punto però è che su queste ‘eccezione’ dovrà dovranno decidere volta per volta i giudici di merito che devono stabilire se sequestrare o meno questa merce, dal momento che gli ‘ermellini’ – almeno in base a quanto emerge dalla massima di diritto che hanno redatto – non sembrano aver affrontato il tema della soglia del principio ‘drogante’ consentito. Il che rende complicatissima la tenuta di una qualsiasi attività.

Gasparri (Fi): «Ho iniziato a segnalare i punti vendita ancora aperti»
La realtà che da oggi in tutta Italia ci sono posti di lavoro a rischio. Il senatore di Forza Italia ha già annunciato di avere «cominciato a segnalare all’autorità di polizia e all’autorità giudiziaria tutti i cannabis shop che continuano ad aprire, nonostante la sentenza della Cassazione di ieri. Costituirò comitati in tutte le principali città per denunciare tutte le situazioni di illegalità. I negozi devono tenere le saracinesche abbassate e devono chiudere subito e per sempre. Chi non lo farà sarà denunciato e le autorità che non interverranno saranno a loro volta denunciate per le loro omissioni».

Salvini esulta: «Dispiaciuto per chi perderà il lavoro,
ma la droga fa male»
Ieri sera, intervenuto alla trasmissione ‘Diritto e rovescio’ di Rete4, il vicepremier della Lega Matteo Salvini si è detto «dispiaciuto per i posti di lavoro e spero che possano essere riconvertiti». Tuttavia Salvini ha sottolineato di essere felice per la decisione della Cassazione: «E’ un messaggio chiaro, la droga fa male, non ce ne sono di quelle che fanno più male ed altre che fanno meno male». La battaglia del leader della Lega contro la vendita della cannabis light e contro la liberalizzazione delle droghe leggere è nota da tempo.

Il ‘modello Macerata’ e la soddisfazione del questore
Non a caso Salvini ha elogiato in passato l’azione del questore di Macerata Antonio Pignatore che, nonostante l’apertura dei punti venditi di cannabis light, sul suo territorio ha dichiarato guerra a questo tipo di attività. Ricorda oggi Antonio Pignataro: «Quando, nell’aprile 2018, vennero da me due genitori in lacrime, perché il loro figlio, da quando avevano aperto questi negozi, era caduto in catalessi e non studiava più, promisi loro che avrei studiato la materia e che li avrei chiusi uno a uno». Quello che il ministro Salvini ha chiamato “modello Macerata”, elogiando il capo della questura maceratese per i ripetuti provvedimenti di chiusura, l’ultimo dei quali risale a l’altro ieri, è frutto di una collaborazione molto stretta tra le autorita’ di polizia e la magistratura: «Abbiamo trovato un procuratore eccezionale (Giovanni Giorgio, lo stesso che ha guidato l’inchiesta per la morte di Pamela Mastropietro, ndr) – ha spiegato Pignataro -, che insieme ai suoi sostituti mi hanno offerto una consulenza straordinaria: sono stati per me una guida, che mi ha permesso di chiudere tutti i negozi in provincia». L’ultimo l’altro ieri, a Civitanova Marche. Chiusure e sequestri che hanno generato le proteste dei commercianti e la comparsa di frase minacciose su alcuni muri del centro di Macerata destinate proprio al questore, che oggi ringrazia «le comunità Incontro e San Patrignano e il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, perché in momenti delicati mi sono stati vicini». «La decisione della Cassazione – conclude Pignataro – è un’altra dimostrazione che, quando ci sono impegno e professionalità, tutta la squadra può raggiungere importanti obiettivi».

Grillini in silenzio, volevano la liberalizzazione delle droghe leggere
Se la Lega esulta, il Movimento Cinque Stelle incassa un altro schiaffo nel pieno della tempesta scoppiata dopo la batosta elettorale delle Europee. A febbraio il senatore grillino Matteo Mantero aveva presentato un disegno di legge per la liberazione delle droghe leggere. Per presentare la sua proposta di legge, Mantero aveva scritto un post su Facebook così titolato: «Libera cannabis in libero Stato». Un messaggio chiaro, così come era chiara la posizione dei Cinque Stelle che da ieri, sulla sentenza della Cassazione, sono in silenzio.

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venerdì, 31 maggio 2019 - 11:00
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