Notre Dame, due mesi dopo l’incendio: oggi prima messa ‘speciale’ in Cattedrale Punto su lavori e donazioni | Video e foto

di Tina Raucci

Le impalcature di ferro abbracciano le ferite ancora aperte della cattedrale di Notre Dame. Dal giorno dell’incendio, del 15 aprile scorso, che ha devastato il gioiello gotico, è un via via di camion, di operai al lavoro impegnati a cercare di riportare al suo antico ma rinnovato splendore uno dei simboli di Parigi. Tutto intorno c’è silenzio. L’accesso al sito è precluso al pubblico, fuorché agli esperti e agli addetti ai lavori. Solo oggi, 15 giugno, a Notre Dame si respirerà un’aria diversa. Le porte della cattedrale si riaprono infatti per la prima celebrazione religiosa, officiata da monsignor Patrick Chauvet, che si terrà nel sito a distanza di due mesi dal terribile rogo le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. Sarà una cerimonia quasi privata: appena 30 le persone autorizzate ad accedere in Cattedrale: diaconi, laici e giornalisti. Tutti saranno tenuti ad indossare al capo un casco protettivo, mentre tutti avranno la possibilità di assistere alla celebrazione tramite visione televisiva.

La ricostruzione di Notre Dame, intanto, continua ad essere al centro del dibattito: una parte dell’opinione pubblica preferisce parlare di “restauro”, rimarcando la ferma volontà che tutti i lavori preservino l’identità architettonica e storica del sito gotico. Lo scorso 29 maggio il Senato francese ha approvato un disegno di legge volto all’istituzione di un’autorità indipendente che, in collaborazione con il Ministero della Cultura, segua i lavori e ogni studio da effettuare. Inoltre è prevista la riduzione della pressione fiscale sulle donazioni dei privati a sostegno della causa.

Secondo i dati del Ministero, la somma versata alle ditte che si occuperanno della ricostruzione ammonta ad 80 milioni di euro: il 9% di quanto promesso in donazione da grandi benefattori, aziende nonché dalle più benestanti famiglie francesi come gli Arnault (del gruppo Carrefour) e i Pinault. Gli 80 milioni, per il momento elargiti, deriverebbero da assegni, donazioni in contanti e trasferimenti senza condizioni. Le restanti somme di denaro, da parte dei grandi benefattori, verranno elargite progressivamente al procedere dei lavori. Intanto il ministro della Cultura Frank Restier ha invitato l’intera popolazione a proseguire nella gara di solidarietà. Secondo quanto sostenuto dal presidente Macron, i lavori dovranno essere ultimati nell’arco di 5 anni. Per alcuni è utopia, per altri ipotesi fattibile. Ogni ipotesi sul tavolo resta aperta.

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sabato, 15 giugno 2019 - 13:03
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