Una notte in cella a causa di un’accusa non approfondita, scarcerato il regista Derviso Il gip censura il lavoro di indagine

Tribunale di Napoli
di Manuela Galletta

Alessandro ha trascorso una notte in cella. Perché l’hanno accusato di estorsione a un’impresa edile. L’hanno accusato di avere preteso la consegna di 10mila euro dalla ditta che stava eseguendo i lavori di ristrutturazione a casa della sorella, l’hanno accusato di avere paventato l’intervento di ‘amici di Pianura’ qualora il denaro non fosse stato consegnato.

E’ accaduto martedì e da allora il suo nome è su tutti i giornali. Non che a vedere le proprie generalità sulla stampa, Alessandro, non sia abituato: nato a Castellammare di Stabia 38 anni fa, Alessandro Derviso è un regista. Nel 2004 è stato inserito nella lista dei 100 registi emergenti Warner Bros S.P.A. che gli produce gli shot di “Tony brigante”, poi ha lavorato e diretto anche Maria Grazia Cucinotta nei film ‘Il muro celato’ e ‘L’amore ai tempi di Sh.Rek.’. Ma vedere affiancato il suo nome alle parole «esattore», «estorsore», «beccato mentre riscuoteva il denaro» (giusto per citare i passaggi di qualche articolo) non gli era mai capitato. Non gli era capitato ancora di vedersi affiancato ad una ricostruzione storica dei fatti che in realtà è il frutto solo del racconto di chi ha sporto denuncia, un racconto che meritava una verifica prima di procedere ad un arresto.

Un racconto che, nella giornata di ieri, non ha superato il vaglio da parte del giudice per le indagini preliminari Alessandro Santoro del Tribunale di Napoli Nord. Alessandro Derviso è di nuovo libero. Il fermo eseguito dai carabinieri della stazione di Pianura in un bar di Varcaturo non è stato convalidato. E non è stato convalidato perché Alessandro Derviso, assistito dall’avvocato Luigi Tuccillo, ha offerto un’altra verità. Una verità fermata a verbale dopo oltre due ore di interrogatorio. Una verità che il gip Santoro ha fatto sua arrivando a censurare il lavoro di indagine lampo che ha portato all’arresto di Derviso ma anche la richiesta di misura cautelare proposta dalla procura.

Ma andiamo con ordine. La sorella di Derviso, neo sposa, deve ristrutturare casa. Il suocero si fa carico di contattare una ditta per procedere ai lavori. L’importo stabilito è di 50mila euro, che viene corrisposto all’impresa. La denuncia sporta contro Derviso racconta che l’uomo avrebbe preteso la restituzione di 10mila euro, mediante minacce, e racconta pure che Derviso è una persona pericolosa. I carabinieri che raccolgono le dichiarazioni della presunta parte offesa concordano con quest’ultima di ‘tendere una trappola’ a Derviso: viene fissato un appuntamento per la consegna del denaro e quando Derviso incassa i 500 euro in un bar di Varcaturo scattano le manette. Per i militari dell’Arma la consegna del denaro è la ‘prova’ dell’estorsione.

Derviso, invece, racconta un’altra storia: durante l’esecuzione dei lavori, la ditta – spiega il 38enne al gip – chiede altri soldi, sostenendo che la ristrutturazione si era rivelata più onerosa del previsto. La proprietaria di casa, non convinta della cifra aggiuntiva richiesta, contatta un architetto per avere un parere. A questo punto si rende conto che i lavori fatti sino a quel momento e quelli necessari all’ultimazione dell’opera non valevano più di 20mila euro. Ecco che interviene Derviso, che chiede alla ditta di interrompere i lavori e di restituire 10mila euro. Una ricostruzione che non solo smentisce la parte offesa, ma spinge anche il gip Santoro a censurare il lavoro dei militari dell’Arma e pure quello del pm.

Nell’ordinanza di rigetto della misura cautelare, infatti, il gip ‘condanna’ la contestazione della recidiva reiterata specifica e infraquinquennale: «Non trova alcun appiglio né è certificato in atti e deve quindi considerarsi un refuso», scrive. Inoltre, osserva il gip: «L’indagato è soggetto incensurato ed è un giovane regista cinematografico che, alla luce dell’amplissimo interrogatorio reso, non sembra affatto corrispondere al soggetto altamente pericoloso di cui parla» la parte offesa. Vi è di più: il gip censura anche il fatto che si sia proceduto direttamente all’arresto senza approfondire «una simile contorta vicenda», perché si sarebbe potuto procedere ad acquisire le dichiarazioni della sorella e del cognato di Derviso «ben prima dell’arresto». Parole che suonano come un pesante monito per chi ha firmato l’indagine. La procura adesso dovrà approfondire il racconto del regista 38enne (che resta comunque indagato per estorsione), mediante l’escussione di tutte le persone coinvolte in questa storia. Una storia che per il gip Santoro è, allo stato dei fatti, «al massimo inquadrabile nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni».

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giovedì, 13 giugno 2019 - 18:20
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