Bufera sulle toghe, ‘Area’ prende in mano il timone dell’Anm: punita Mi, è fuori dalla giunta; il ritorno di ‘A&I’ di Davigo

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Il nuovo corso dell’Associazione nazionale magistrati è cominciato ieri. E’ cominciato con le dimissioni, ormai scontate, del presidente Pasquale Grasso – rimasto in sella appena due mesi – e con la nomina del suo successore: il pubblico ministero milanese Luca Poniz di Area, la corrente progressista delle toghe.

Il nuovo corso dell’Associazione nazionale magistrati è cominciato con una dichiarazione che strizza l’occhio alla politica e che dà voce a una questione che da tempo è sul tavolo delle discussioni dei magistrati ma che mai è stata seriamente affrontata: il passaggio di magistrati, ancora in servizio, nel mondo della politica e il loro rientro in servizio una volta terminata l’esperienza politica deve finire. Ma soprattuto il nuovo corso dell’Associazione nazionale magistrati è cominciato con una novità sostanziale nell’assetto delle correnti: Magistratura indipendente, che era arrivata allo scontro con le altri correnti perché non voleva le dimissioni dei consiglieri togati toccati dall’inchiesta (tre esponenti interessati dalla pressante richiesta erano suoi esponenti) è fuori dalla giunta, mentre rientra a gran sorpresa il gruppo di Piercamillo Davigo, Autonomia & Indipendenza, che nel luglio del 2017 aveva lasciato la giunta. E il rientro dei davighiani avviene in pompa magna: al giudice di Brescia Cesare Bonamartini, esponente di A&I, è andata infatti la carica di vice segretario. Resta dove era, come segretario, Giuliano Caputo di Unicost, pubblico ministero a Napoli. La sua corrente pur avendo tra gli iscritti Luca Palamara, indagato per corruzione e tessitore delle trame per la procura di Roma, è stata ‘premiata’ per averlo subito isolato e aver spinto (e ottenuto) per le dimissioni dei suoi consiglieri al Csm, Luigi Spina – anche lui indagato a Perugia per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio – e Gianluigi Morlini. Unicost, infatti, sin dalle prime indiscrezioni dell’inchiesta ha assunto un atteggiamento di totale chiusura verso le persone indagate o semplicemente toccate dalle intercettazioni, parlando senza mezzi termini di momento storico terribile per la magistratura. Concetto ribadito pure ieri da Angelo Renna, esponente di Unicost che ha ha parlato di una «Caporetto delle istituzioni che ci hanno rappresentato», invitando i colleghi a «reagire con una nuova linea del Piave, fatta di coerenza di comportamenti». Unica donna nel ‘gotha’ delle toghe, è Alessandra Salvadori di Unicost, presidente di sezione al Tribunale di Torino, a lei la vicepresidenza dell’Anm.

«C’è una gigantesca questione morale che investe la magistratura – ha detto il neopresidente dell’Anm – e non per quel fango che è emerso dalle intercettazioni. Dobbiamo ripensare alla degenerazione del correntismo e del carrierismo, alle progressioni di carriere, si è creata una brama di carriera con magistrati che si sono costruiti appositi percorsi. Dobbiamo insegnare ai giovani che i magistrati non hanno una carriera ma si distinguono solo per funzioni». Quindi prova a tracciare la strada per uscire da questa «notte buia» perché a dire di Poniz è possibile «superare» questo momento: «Non sono mandati andato fuori ruolo. Non ho mai frequentato politici. Sono un magistrato e non faccio politica parlando di diritti. Fino l’Anm ha difeso colleghi vittime di attacchi trasversali e anche diretti, come quelli a Patronaggio. Adesso dovremo difendere colleghi delegittimati da altri colleghi. A tutti dico che dobbiamo recuperare una moralità di fondo. Dobbiamo essere credibili per uscire da questo momento terrificante».

Rivolto all’esclusa Mi, Poniz ha teso la mano per il futuro: «Quello che emerge da questa vicenda è un percorso lungo e doloroso. Non è un regolamento di conti ma una riflessione politica e credo ci vogliano i tempi perché questa maturi, se e quando maturerà tutta la giunta sarà felice di ridisegnarsi». Se non è un regolamento di conti, poco ci manca: di sicuro l’esclusione di Mi dalla giunta suona come una punizione per via dell’atteggiamento ‘morbido’ tenuto da Mi verso i consiglieri toccati dall’inchiesta di Perugia. Emerge chiaramente dalla parole di Giovanni Tedesco, esponente di Area e giudice a Napoli: «Siamo pronti a riaccogliere voi del gruppo di Mi in giunta, quando avremo la certezza che siete cambiati davvero e non ci siano interferenze con la politica». Anche Giuliano Caputo, di Unicost, è altrettanto ruvido: «Saremmo perduti se non ci discostassimo da quelle degenerazioni. La vicenda del Csm è aberrante. E’ impensabile che si sia potuto arrivare a tanto».

Per Magistratura indipendente, intanto, è il momento di fare i conti con l’inchiesta di Perugia. Ieri si è dimesso dalla carica di segretario della corrente Antonio Racanelli, procuratore aggiunto a Roma e artefice dei cinque posti guadagnati da Mi al Csm. Anche lui è stato risucchiato dall’inchiesta di Perugia: è emerso che Racanelli sapeva dell’esposto presentato dal pm di Roma Stefano Fava contro Paolo Ielo, braccio destro di Pignatone e titolare del processo Consip. Avrebbe dato il suo benestare al piano di Palamara e soci per screditare Ielo e portare a capo della Procura capitolina Marcello Viola, attuale procuratore a Firenze, mettendo all’angolo le candidature di Giuseppe Creazzo e Francesco Lo Voi. «Posso affermare con certezza che non ho mai parlato con Fava dell’esposto e che ne ho parlato con Palamara come con altri colleghi dell’ufficio, tra cui lo stesso procuratore Pignatone. Mi auguro che sia fatta piena luce sulle numerose vicende che sembrano emergere dalle intercettazioni e che riguardano altri colleghi», ha detto Racanelli.

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lunedì, 17 giugno 2019 - 09:47
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