Falsi invalidi a Potenza: il cieco giocava a carte e la madre di Arisa faceva visite sulla sedie a rotelle ma zappava l’orto


C’era chi dichiarava all’Inps di essere cieco e invece giocava a carte con gli amici. Chi sosteneva di essere gravemente depresso e invece si esibiva regolarmente come cantante folk. E chi, come la madre della nota cantante ‘Arisa’, si presentava alle visite sulla sedie a rotelle perché incapace di muoversi e invece zappava l’orto.

Sono storie di ‘falsi invalidi’ scoperte dalla Squadra Mobile di Potenza nell’inchiesta ‘Il canto delle sirene’ che ieri hanno portato a sei ordinanze di custodia cautelare (5 ai domiciliari e una misura interdittiva) e a 40 indagati, tra i quali anche medici e avvocati. Contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, truffa e falso. Ai domiciliari sono finiti Carmela Abate, Francesco Di Giovanni, Antonio Covella, Umberto Sica e Annina Di Giacomo, mentre la misura interdittiva ha riguardato la 63enne Aurora Leone De Magistris, oculista di Polla.

Tra gli indagati anche la madre di Arisa: Assunta Santarsiero, di 62 anni, di Pignola (Potenza) – accusata di truffa in concorso – avrebbe ottenuto la condizione di invalidità civile e i benefici dell’indennità di accompagnamento «fingendosi affetta da gravi patologie – ha scritto nell’ordinanza il gip Lucio Setola – tali da renderla incapace di attendere autonomamente agli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continuativa». La donna nel 2017 fu «accompagnata dal marito e trasportata su carrozzina» nel Tribunale di Potenza, «perché non in grado di camminare autonomamente» e «al momento dell’esame clinico si dimostro’ impossibilitata a provvedere ai suoi elementari bisogni e a svolgere gli atti quotidiani della vita senza assistenza», «traendo così in inganno» il perito nominato dal giudice del Tribunale civile. Secondo gli investigatori, però, «la visita sulla sedia a rotelle era evidentemente tutta una messinscena»: dai pedinamenti degli agenti della Squadra mobile è invece emerso che la donna sarebbe stata «grado di uscire da casa da sola e di muoversi autonomamente, portandosi persino nel terreno adiacente alla sua abitazione per dedicarsi ai lavori dei campi senza aver bisogno di essere accudita da alcuno e senza documentare difficoltà deambulazione».

L’inchiesta ha preso il via nel 2016 e si è snodata attraverso servizi di pedinamento e osservazioni dei presunti falsi invalidi (con tanto di riprese video), nonché intercettazioni ambientali e telefoniche. Una messa di elementi che hanno consentito agli investigatori di ricostruzione il sistema truffaldino composto «da faccendieri, medici e avvocati potentini» e che ha arrecato all’Inps un danno da 200mila euro.

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martedì, 24 settembre 2019 - 12:18
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