Capaccio, la sfilata delle ambulanze provoca 18 indagati: c’è anche Squecco, il ‘re’ delle onoranze funebri

di Gianmaria Roberti

Le accuse vanno dal trasferimento fraudolento di valori al peculato, passando per favoreggiamento, interruzione di pubblico servizio, disturbo della quiete pubblica ed invasione di immobili.

Sono 18 gli indagati per l’affaire ambulanze nel Cilento, al centro del quale c’è l’imprenditore Roberto Squecco, condannato dalla Cassazione ad un anno e 10 mesi per tentata estorsione ed associazione a delinquere di stampo mafioso. L’inchiesta, coordinata dai pm salernitani Francesca Fittipaldi e Vincenzo Montemurro, è sfociata in un decreto di sequestro preventivo, eseguito dalla squadra mobile di Salerno. Montemurro è il pm anticamorra dell’indagine sul Sistema Cilento, in cui era già spuntato Squecco, pur senza essere formalmente indagato. Un filone investigativo in cui è inciampato Franco Alfieri, ex capo segreteria del governatore De Luca. Il “re delle fritture” è accusato di voto di scambio politico mafioso, ipotesi che non gli ha impedito una vittoria bulgara alle comunali, incoronandosi sindaco di Capaccio Paestum. E proprio dalla sera delle elezioni, il 9 giugno scorso, parte il nuovo capitolo delle indagini. Alfieri stavolta non è indagato, e proclama la sua estraneità. E però, alcune contestazioni girano intorno ad un istante simbolico: il corteo delle ambulanze, rito celebrativo della vittoria elettorale, divenuto virale sul web. Da quell’imbarazzante carosello, il neo sindaco aveva preso le distanze. Ma la vicenda si salda al presunto giro dei prestanome di Squecco, ritenuto organico al clan dei vecchi cutoliani Marandino. Tra essi anche l’ex moglie Stefania Nobili, capogruppo della maggioranza al comune di Capaccio. I sigilli – ordinati dal gip Gerardina Romaniello – sono scattati per 17 ambulanze delle onlus “Croce Azzurra”, utilizzate nel trasporto infermi tra Capaccio, Agropoli e Acerno; per i conti correnti delle onlus; al Lido Kennedy di Capaccio, location di apertura della campagna elettorale di Alfieri; in un immobile comunale in località Licinella.

L’accusa di trasferimento fraudolento di valori
C’è una sfilza di indagati per trasferimento fraudolento di valori, oltre a Roberto Squecco. A tutti si contesta di essere “teste di legno” dell’imprenditore, nelle attività oggetto di indagine. C’è Giuseppe Pinto, definito dal gip «manutengolo dello Squecco, più volte interposto fittizio dello stesso». Pinto è nominato, nel maggio 2015, presidente della Croce azzurra di Agropoli. Analoga la posizione di Mariagrazia Di Filippo e Giuseppina D’Ambrosio (vedova del fratello di Squecco): dal 2015 e 2017 si succedono alla guida della onlus Croce azzurra di Capaccio. Donato Potolicchio, altro parente di Squecco, è invece presidente della Croce azzurra di Acerno. Stefania Nobili e Assunta Salerno, poi, sono implicate nella vicenda del lido Kennedy: sarebbero state lo schermo dell’imprenditore, «per eludere le disposizioni di legge – scrive il giudice -in materia di prevenzione patrimoniale». Secondo gli inquirenti «Squecco attribuiva fittiziamente la proprietà del lido Kennedy in località Laura di Capaccio prima alla mogile, dal maggio 2017 al maggio 2019, poi ad Assunta Salerno, dal 16 maggio 2019». In questa vorticosa girandola di nomi, la costante sono i legami familiari: la Salerno è moglie di Potolicchio. La Nobili, viceversa, risulta separata legalmente dal marito: ma per il gip sarebbe un’altra finzione («solo formalmente ex coniuge»).

Il peculato nel “corteo delle ambulanze”
Altra contestazione riguarda il peculato, di cui sono accusati Squecco, Nicola Scarcello, Angelo Cucolo e Maurizio Rinaldi, gli ultimi tre volontari autisti della Croce azzurra di Agropoli. Sono i protagonisti del famigerato “corteo delle ambulanze”. «Su istigazione di Squecco, sostenitore di Franco Alfieri e Stefania Nobili (…) – afferma il provvedimento – si appropriavano di ambulanze della onlus autorizzate al servizio di pronto soccorso in convenzione con l’Asl di Salerno allo scopo di farne uso momentaneo conducendole in corteo, per oltre 15 minuti, dopo la mezza notte, azionandone i dispositivi sonori (sirene) e luminosi (lampeggianti) di emergenza, lungo la via Magna Grecia di Capaccio e zone limitrofe al seguito di un camion trasportante un cartellone di propaganda elettorale di Franco Alfieri sostando, altresì, innanzi alla sede del comitato elettorale». Analoga accusa è rivolta a Squecco e Pinto, per l’uso di due mezzi della Croce azzurra di Capaccio, durante il carosello. Ipotizzati pure i reati di disturbo della quiete pubblica, a carico di Roberto Squecco, Scarcello, Cucolo e Rinaldi; di interruzione di pubblico servizio nei confronti di Squecco, Pinto, Cucolo, l’autista Adelmo Di Buono, il medico anestesista Alfonso Esposito e l’infermiera Solange Zanon.

Le “versioni concordate”
Partite le indagini sulla parata dei mezzi di soccorso, c’è il versante delle presunte “versioni concordate”. Sono indagati per favoreggiamento in concorso Rossella Squecco, nipote di Roberto; Potolicchio, Di Buono, Esposito e la Zanon. «Concordando versioni di comodo – sostiene il gip Romaniello – aiutavano Squecco, Pinto, Scarcello e Cucolo ad eludere le investigazioni dell’autorità atteso che rendevano false dichiarazioni alla polizia giudiziaria».

L’invasione dell’immobile confiscato alla camorra. Per Squecco e Pinto, c’è anche l’accusa di invasione di edifici. L’ipotesi scaturisce dall’occupazione «con effetti permanenti» di un immobile concesso dal Comune di Capaccio, per l’esercizio del servizio 118. L’immobile di Licinella, confiscato alla camorra, sarebbe detenuto in modo illegittimo dal 31 dicembre scorso. «In spregio a delibera della giunta comunale del 7 giugno 2018 che – rileva il decreto del giudice – rigettava la richiesta di proroga».

Le revoche dell’Asl, ma spunta nuova associazione
Il carosello delle ambulanze aveva indotto l’Asl Salerno a revocare le convenzioni con le tre onlus Croce azzurra, paventando «discredito dell’immagine». Una decisione confermata dal Tar Salerno, respingendo i ricorsi. Tuttavia Squecco non si sarebbe arreso, sfornando un’altra sigla, pronta a subentrare. «Ulteriore e palese intestazione fittizia ad opera dello Squecco – si legge-, anche dell’associazione “SOS Soccorso” che ha nella sua disponibilità mezzi (ambulanza) ed uomini (Esposito) già a lui riconducibili con l’evidente fine di aggirare fraudolentemente i provvedimenti resi dall’Asl Salerno di revoca delle convenzioni per il servizio di soccorso pubblico 118 sulle postazioni di Agropoli e Capaccio conferma il modus operandi». L’istanza per il subingresso della nuova associazione è del 26 luglio, firmata dal presidente Andrea Merola. «Il 7 agosto – annota il gip – l’Asl Salerno affidava all’associazione Sos Soccorso l’attività con ambulanza Cmr ad Agropoli e l’attività con ambulanza per la postazione di Capaccio».

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giovedì, 10 ottobre 2019 - 20:30
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