Elezioni al Csm, dopo la vittoria di Antonio D’Amato tra Area e Mi volano gli stracci


Il giorno dopo le elezioni suppletive al Consiglio Superiore della Magistratura che hanno suggellato la nomina a consigliere (in rappresentanza dei pm) di Antonio D’Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, e Nino Di Matteo, l’ex pm della trattativa Stato-Mafia e oggi alla Dna, tra la corrente Magistratura indipendente – che ha sostenuto D’Amato, benché lui si sia presentato come «autonomo» – e Area, sconfitta dalla sua strategia di schierare più candidati che ha provocato una dispersione di voti, volano gli stracci. E c’era da aspettarselo.

Tra Mi e Area non è mai corso buon sangue e la tensione è salita alle stelle all’indomani dello scandalo che ha travolto il Csm ed in modo particolare le correnti Unicost e Mi. Area, che non è stata lambita dallo tsunami di agosto, ha acquisito una grande forza politica, dettando la linea del rigore e dell’epurazione di qualsiasi magistrato fosse stato solo lambito dall’inchiesta di Perugia. Una linea rigida, avallata da una parte di Unicost che ha così cercato di recuperare la credibilità che le manovre di Luca Palamara hanno sporcato di fango, ma duramente osteggiata da Magistratura indipendente che si è opposta al clima «da caccia alle streghe». Così, quando ieri pomeriggio, le urne hanno rilanciato l’inaspettata vittoria di Antonio D’Amato (sostenuto anche da una parte di Unicost che in disaccordo con la linea ‘punitiva’ adottata dopo lo scandalo), da Area si sono levate reazioni acide all’indirizzo dei ‘nemici’.

Intervistato dall’Adnkronos, il segretario nazionale di Area Eugenio Albamonte ha definito la vittoria di Mi come «un dato negativo» alla luce del fatto che Mi è stata «la corrente più coinvolta nello scandalo di primavera e che, successivamente e per tutta la campagna elettorale, non ha mai mosso critiche o preso le distanze da un certo modo deteriore di stare nelle istituzioni di autogoverno». Non solo: Albamonte ne ha anche provato a sminuire la portato, definendolo un risultato «minoritario».

La replica, pungente, di Magistratura indipendente non s’è fatta attendere: «Riteniamo di dover ringraziare Area Dg: la reazione scomposta, inelegante e gravemente offensiva di quest’ultima è un’ulteriore ed ampia conferma che Magistratura Indipendente ha bene operato nell’interesse di molti magistrati e del governo autonomo della magistratura, portando avanti, nel solco di valori condivisi, il sentire di buona parte di coloro che in Area Dg non si riconoscono», hanno commentato il presidente di Magistratura Indipendente Maria Grazia Arena e il segretario Paola D’Ovidio. Quindi Mi mette il cappello sulla straripante vittoria di Antonio D’Amato, che ha staccato finanche il candidato dato sin dall’inizio per favorito, ossia Nino Di Matteo: «Quali che siano le convinzioni personali di ciascuno, è un fatto che gli elettori hanno apprezzato il programma proposto da Antonio D’Amato e si sono riconosciuti nei valori di Mi quale gruppo che si è distinto per reali propositi di riforma anche in punto di incompatibilità».

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giovedì, 10 ottobre 2019 - 14:04
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