Abuso d’ufficio, proscioglimento confermato per l’ex procuratore della Corte dei Conti Oricchio e il giudice Pagano

Tribunale
di Gianmaria Roberti

Il giudizio di secondo grado, celebratosi davanti alla prima sezione della Corte d’Appello di Napoli, conferma la sentenza di non luogo a procedere, emessa lo scorso gennaio dal gup del tribunale di Napoli Luca Battinieri, nei confronti del giudice Mario Pagano e dell’ex procuratore regionale della Corte dei Conti Michele Oricchio. Erano accusati di abuso d’ufficio in concorso. In udienza preliminare era stata respinta la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm napoletani Aida Frongillo e Celeste Carrano, con la formula «perché il fatto non sussiste».

La vicenda processuale è snodo di uno stralcio dell’inchiesta madre, in cui Mario Pagano è accusato di essere capo e promotore della “cricca” del tribunale civile di Salerno. Una maxi indagine costata già due rinvii a giudizio al giudice. Ma se stavolta Pagano non rispondeva per condotte da magistrato ordinario, neppure ad Oricchio venivano contestati reati ascrivibili alla carica di capo della procura della Corte dei Conti campana che ha lasciato pochi mesi fa. Entrambi, invece, erano nel mirino per il rispettivo ruolo nella commissione tributaria provinciale di Salerno.

Ad Oricchio si chiedeva conto di un procedimento aperto dal ricorso di un’azienda contro l’Agenzia delle entrate di Salerno. Lui era allora presidente della VI sezione della commissione tributaria provinciale, di cui faceva parte lo stesso Pagano. Secondo gli inquirenti, Oricchio aveva omesso di astenersi dall’assegnazione della causa al giudice relatore, nonostante l’obbligo di legge. Un’azione dettata dall’istigazione di Pagano, «legato – sosteneva la pubblica accusa – da rapporti di amicizia e di interesse» ai titolari della ditta. Agli atti erano finiti due sms, inviati da Pagano a Oricchio: uno nel giorno di deposito del ricorso, specificando il numero di registro; l’altro due mesi dopo, chiedendo di ricordarsi della società, in sede di assegnazione. Secondo la procura Oricchio assentiva, sempre tramite sms. «Ok Mario, mi attivo», la prima volta. «Ok, Saluti» la seconda. Insomma, tra i due «vi era un reciproco scambio di interferenze nelle decisioni di magistrati ordinari e tributari in favore dei rispettivi amici». In seguito, la commissione presieduta da Oricchio accoglieva il ricorso dell’azienda, gravata da un atto di recupero di 124mila euro.

La sentenza, però, era ribaltata nel 2015 dalla commissione tributaria regionale, cui si era appellata l’Agenzia delle entrate. Indizi considerati troppo labili, a parere del gup, per mandare i due imputati a processo. Non c’è materiale per provare la volontà di procurare all’azienda un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistente – secondo la procura – nel vedersi assegnare un giudice «non in posizione di terzietà e di imparzialità » verso l’Agenzia delle entrate. C’e quindi il proscioglimento bis per Oricchio – assistito dall’avvocato Agostino De Caro – oggi presidente proprio della commissione tributaria regionale, e Mario Pagano, difeso dai penalisti Domenico Ciruzzi e Claudio Botti.

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giovedì, 28 novembre 2019 - 13:40
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