Torre Annunziata, raid nella sede dell’associazione intitolata a Veropalumbo: era la casa di un boss dei Gionta

Associazione Giuseppe Veropalumbo Vittima di Camorra
di Roberta Miele

«Negli ultimi dieci anni ho subito ruote bucate, vetri dell’auto rotti, una volta l’auto mi è stata proprio rubata. Mi sono sempre detta che si tratta di sfortuna. Però il tentativo di entrare in quella che fu la casa di un camorrista e che oggi ospita un’associazione anticamorra, non è sfortuna: è una scelta mirata».

Da tredici anni Carmela Sermino chiede verità sulla morte di suo marito Giuseppe Veropalumbo, rimasto ucciso la notte di Capodanno del 2007 da un proiettile vagante mentre era in casa con la famiglia. Giuseppe attendeva la mezzanotte con in braccio sua figlia nel suo appartamento al nono piano di corso Vittorio Emanuele III a Torre Annunziata, quando venne freddato da un colpo di pistola. Nel tardo pomeriggio di sabato 7 marzo, Carmela Sermino, quando ha infilato la chiave nella serratura della sede dell’Associazione Giuseppe Veropalumbo Vittima di Camorra, si è accorta che qualcosa non andava. Dopo qualche tentativo è riuscita ad aprire la porta. «Quando sono entrata – spiega la vedova – ho trovato tutto sgangherato, forse hanno provato a forzare l’ingresso con un cacciavite e hanno dato degli spintoni. Ho fatto il giro dell’appartamento. Poiché nulla era fuori posto, ho capito che non sono riusciti ad entrare». Poi la denuncia ai carabinieri, che adesso stanno indagando sull’accaduto. Quando però Carmela Sermino ha visto la serratura danneggiata ha subito pensato ad un atto intimidatorio: «L’abitazione era di Aldo Agretti, figlio di Carmela Gionta, la sorella del boss Valentino, e oggi in carcere per vicende legate alla camorra. Prima che venisse affidata all’associazione è stata chiusa per anni, in cui non è mai successo nulla. Ora – il caso – provano a scassinare la porta. E poi se pensiamo all’ultimo periodo».

A gennaio l’inchiesta è ripartita, dopo l’opposizione alla richiesta di archivizione da parte dei legali di Carmela Sermino e della famiglia di Veropalumbo. Il gip ha concesso sei mesi di tempo alla procura per i Minorenni per concludere le indagini. La svolta è arrivata grazie alle dichiarazioni Michele Palumbo, collaboratore ed ex killer dei Gionta, che ha rivelato i nomi di tre giovani che la notte del 31 dicembre 2007 aprirono il fuoco. Stando all’ipotesi di Palumbo, i tre spararono perché Veropalumbo forse aveva dato la chiave del tetto agli agenti di polizia che installarono la telecamera che avrebbe poi incastrato il padre di uno dei tre, all’epoca di 14 e 15 anni. Da allora sono passati tredici anni durante i quali Carmela Sermino non si è mai fermata: «Continuo sulla mia strada e prego che la magistratura faccia chiarezza. Finché non avrò la verità su mio marito, andrò sempre avanti. E senza timori».

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martedì, 10 Marzo 2020 - 19:45
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