Giustizia, Ferri ‘imputato’ dinanzi al Csm per degli incontri con Berlusconi: «Processo ingiusto e politico»

Cosimo Mattia Ferri
Cosimo Mattia Ferri

Dice di non essere «mai venuto meno al rispetto nei confronti dei magistrati», ragione per la quale «non riesco a capire perché io sia di fronte a voi per dovermi difendere da questa insolazione». Cosimo Mattia Ferri, magistrato ed ex parlamentare di Italia Viva, parla dinanzi alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura: è accusato di aver tenuto un comportamento «gravemente scorretto» nei confronti dei magistrati della Cassazione che confermarono la condanna a 4 anni di reclusione di Berlusconi, facendolo decadere dal Senato.

Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 Ferri accompagnò in più occasioni da Silvio Berlusconi il giudice relatore della condanna del leader di Forza Italia Amedeo Franco (deceduto), avallando – secondo l’accusa – la presa di distanza del magistrato, intanto deceduto, dalla sentenza stessa e dai suoi colleghi, definiti «un plotone di esecuzione». «Non sapevo cosa Franco volesse dire a Berlusconi», spiega. E in quegli incontri «non ho fatto né ho condiviso nessun commento negativo su alcun magistrato» ribadisce più volte, spiegando di essersi più volte allontanato nel corso di quelle conversazioni e di non aver mai ascoltato la frase sul «plotone di esecuzione».

Ferri si difende e sostiene di essere vittima di un processo «ingiusto» e «politico». A far storcere il naso a Ferri è la presenza nel collegio disciplinare di Giuseppe Cascini, che «da segretario dell’Anm ha più volte attaccato Berlusconi». Ferri, nello specifico, ha ricordato che Cascini sostenne che il leader di Forza Italia «non aveva la legittimazione morale e politica per fare una riforma della giustizia». Un passaggio che spinge il presidente del collegio, il laico di M5s Fulvio Gigliotti a un netto richiamo: «Noi facciamo procedimenti di diritto, non politici».

Nella scorsa udienza sono stati acquisiti al fascicolo del procedimento disciplinare la memoria presentata da Silvio Berlusconi a febbraio del 2021 ai pm di Roma, dai quali non si presentò a rendere dichiarazioni per ragioni di salute; e le registrazioni dei colloqui in cui il giudice Amedeo Franco definì un “plotone di esecuzione” il collegio della Cassazione, di cui lui stesso aveva fatto parte, che il primo agosto del 2013 confermò la condanna a 4 anni di reclusione di Berlusconi. La difesa aveva sostenuto la inutilizzabilità di questi atti: in quella memoria, come spiegato dall’avvocato Antonio Paolo Panella, Berlusconi non era obbligato a dire la verità, come avrebbe invece dovuto fare se avesse risposto alle domande dei pm, e perché quelle registrazioni su cui si basa la contestazione a Ferri presentano più di una criticità e per questo non possono essere considerate una prova. Si tratta dei file audio depositati da Berlusconi nel procedimento davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia.

Per il rappresentate della procura generale della Cassazione che sostiene l’accusa, Giovanni Di Leo, è pacifico che la registrazione sia stata fatta dallo staff di Berlusconi su suo incarico. Un dato che secondo Panella non è desumibile dall’ascolto e la cui mancanza rende illegittime quelle intercettazioni, su cui gravano altre ombre: una consulenza tecnica di parte ha stabilito che uno dei file non è genuino ma è stato manipolato. Anche questa consulenza è stata acquisita agli atti dalla Sezione disciplinare del Csm: un punto a favore della difesa, che però si è vista tagliare a un solo testimone la lista di persone da ascoltare che aveva presentato.

martedì, 18 Ottobre 2022 - 20:14
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