La lunga notte di Gaza, Israele: «Hamas sentirà la nostra ira». Persi i contatti con gli italiani che sono nella Striscia


Venti giorni di inferno. Di sangue, morte. Paura. Venti giorni di orrore puro. E non è finita. Questa notte si preannuncia come una terribile notte. «Hamas ha commesso crimini contro l’umanità e sentirà la nostra ira stanotte, la vendetta inizia stanotte», ha detto Mark Regev, consigliere politico senior del premier israeliano Benyamin Netanyahu, in un’intervista a Msnbc.

Gaza è una città dove la vita non esiste più. Il 7 ottobre i miliziani di Hamas hanno firmato un attacco a sorpresa a Israele e da quel momento è stato il caos. Piovono bombe, la gente cerca di stare al riparo. Si contano i morti, si piangono persone che non si trovano più. Hamas ha rapito più di 200 persone, i miliziani hanno assilito case, picchiato la gente, preso ostaggi. A Kfar Azar, a pochi giorni dall’esplosione del conflitto, sono stati ritrovati bambini decapitati. Scene macabre, alle quali si aggiungono numeri sanguinanti: l’Unicef ha stimato che, dal 7 ottobre a oggi, nella Striscia di Gaza 2.360 bambini sono morti e altri 5.364 sono rimasti feriti. La media, dunque, è di più di 400 bambini morti o feriti quotidianamente, negli ultimi 18 giorni. Altri trenta bambini israeliani hanno perso la vita e altre decine sono in ostaggio nella Striscia di Gaza.

Lo scontro tra Israele e Hamas sta accendendo anche le proteste di altri paesi del mondo arabo. Molte persone sono scese nelle piazze delle principale città della Cisgiordania per manifestare contro l’esercito israeliano che ha ampliato le operazioni di terra a Gaza. Nelle immagini diffuse da Haaretz si vedono proteste a Nablus, Ramallah, Jenin, Betlemme e Hebron, ma anche in altri numerosi villaggi. Nella sua guerra contro Hamas, Israele non ha fatto e non fa sconti. E oggi ha alzato la voce anche contro l’Onu per via dell’approvazione di una risoluzione non vincolante che chiede una «tregua umanitaria» a Gaza e il cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

La risoluzione Onu
I 193 membri dell’Assemblea generale dell’Onu hanno adottato la risoluzione con 145 voti favorevoli, 14 contrari e 45 astenuti, respingendo un emendamento canadese, appoggiato dagli Usa, che chiedeva di condannare inequivocabilmente gli “attacchi terroristici” di Hamas del 7 ottobre e l’immediato rilascio degli ostaggi. La risoluzione era stata presentata dal gruppo dei Paesi arabi, guidato dalla Giordania ed era stata sponsorizzata da oltre 45 Paesi. Nell’ultima versione della risoluzione approvata dall’Assemblea Generale Onu si chiede invece del cessate il fuoco una «tregua umanitaria immediata,duratura e prolungata che conduca alla cessazione delle ostilità, e che tutte le parti rispettino immediatamente e pienamente i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda la protezione dei civili». Inoltre, si domanda la «fornitura immediata, continua e senza ostacoli di beni e servizi essenziali ai civili in tutta Gaz»a «incoraggiando la creazione di corridoi umanitari e altre iniziative per facilitare la consegna degli aiuti», e la «revoca dell’ordine da parte di Israele di evacuazione dei palestinesi dal nord della Striscia e respinge fermamente qualsiasi tentativo di trasferimento forzato della popolazione civile palestinese». Infine, domanda «il rilascio immediato e incondizionato di tutti i civili tenuti illegalmente prigionieri». Sono 14 i Paesi che hanno votato contro la bozza di risoluzione dell’Assemblea Generale Onu sulla tregua a Gaza presentata dalla Giordania, ossia Usa, Israele, Austria, Croazia, Fiji, Cecoslovacchia, Guatemala, Ungheria,Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Tonga, Papua Nuova Guinea eParaguay. Tra i 45 astenuti, invece, Italia, Germania, Bulgaria,Finlandia, Grecia, Giappone, Sud Corea, Ucraina, Gran Bretagna,Slovacchia, Tunisia.

L’ira di Israele contro l’Onu
Israele non ha preso bene la risoluzione. «Oggi è un giorno che passerà alla storia nell’infamia, un giorno buio per l’Onu, che non ha più un briciolo di rilevanza o legittimità», è stato il duro attacco lanciato da Israele dopo il via libera dell’Assemblea Generale alla risoluzione sulla tregua a Gaza. «Israele ha il diritto di difendersi. L’unico modo è sradicare la capacità terroristica di Hamas, e questa risoluzione non nomina neppure Hamas», ha detto l’ambasciatore Gilad Erdan. «Perché difendete degli assassini, dei terroristi che decapitano bambini? Vergogna», ha detto ribadendo che la risoluzione è “ridicola”.

La lunga notte di Gaza
A Gaza sarà una notte lunga. Una lunga notte di terrore. «Siamo tutti rifugiati in chiesa perché temiamo che bombarderanno vicino il complesso parrocchiale», hanno dichiarato al Sir, l’Agenzia di informazione della Cei, dalla parrocchia latina di Gaza nel corso di un breve contatto telefonico avvenuto poco fa. «Sarà una notte lunga. Bombardamenti sono in corso», dicono dalla parrocchia prima che cadesse la linea. «Siamo tutti in piedi, svegli», è il messaggio che arriva dai parrocchiani, «sentiamo spari e bombe all’esterno della parrocchia». La parrocchia riesce ad avere ancora un poco di energia elettrica grazie a un generatore, ma si raziona il carburante: «Stiamo tutti bene e questo è un miracolo del Signore». «La Striscia di Gaza è isolata. Israele ha tagliato le comunicazioni», conferma al Sir il vicario della Custodia di Terra Santa, padre Ibrahim Faltas, che teme «possa cominciare l’invasione di terra». Nella parrocchia latina sono ospitati circa 700 sfollati (132 famiglie), il loro numero è cresciuto dopo il raid israeliano alla chiesa greco ortodossa di San Porfirio che ha causato 18 morti. La Mezzaluna rossa palestinese, intanto, afferma di «avere perso completamente i contatti con la sala operativa nella Striscia di Gaza e con tutte le squadre che operano lì a causa dell’interruzione delle comunicazioni fisse, cellulari e internet».

Paura per gli italiani a Gaza
In Italia ci sono tante famiglie in apprensione per i loro cari. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che purtroppo si sono persi i contatti con gli italiani: «Siamo in contatto con il nostro consolato a Gerusalemme che aveva contattato stamane, prima dell’attacco, i nostri connazionali. Adesso non credo siano più raggiungibili, stiamo cercando di avere più notizie dal nostro consolato che è quello che parla con loro». Tajani ha aggiunto che «la nostra ambasciata al Cairo è pronta ad andare fino al valico di Rafah qualora si decidesse di fare uscire gli stranieri dalla Striscia di Gaza e da lì portarli nella capitale egiziana e poi in Italia».

venerdì, 27 Ottobre 2023 - 23:46
© RIPRODUZIONE RISERVATA