Eredità Agnelli, inchiesta si allarga: oltre a John Elkann indagati i fratelli Ginevra e Lapo

La Procura di Torino
di Giorgio Pari

Si allarga l’inchiesta torinese sull’eredità di Marella Agnelli, con nuove accuse e altri fronti ipotizzati dai pm, l’aggiunto Marco Gianoglio, i sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti, anche a carico di Lapo e Ginevra Elkann, inizialmente esclusi dalle contestazioni. L’accusa della Procura di Torino è di truffa ai danni dello Stato. Secondo gli inquirenti, Ginevra, Lapo, ma anche John, ad di Exor (estranea alle indagini), avrebbero omesso di versare alle casse dell’erario italiano le tasse di successione di una fetta di patrimonio della nonna Marella del valore – all’incirca – di 700 milioni di euro. La contestazione sul punto si aggirerebbe intorno a qualche decina di milioni. La procura ha ampliato l’iniziale contestazione mossa a John Elkann su un altro fronte e cioè quello inizialmente raccontato come dichiarazione infedele (omesso versamento Irpef pari a poco più di 3,5 milioni) per le annualità 2018 e 2019. Secondo i magistrati e il nucleo di polizia economica della guardia di Finanza la condotta in questione (per John Elkann che era già indagato insieme al commercialista Gianluca Ferrero e al notaio svizzero Urs Von Grueningen) va retrodatata al 2016 e 2017 con una nuova contestazione di elusione pari a circa 30 milioni di euro.
A dare il via all’indagine è stato, alla fine del 2022, un esposto di Margherita Agnelli, madre di John, Lapo e Ginevra, che sull’eredità paterna, dopo avere rinnegato gli accordi del 2004, ha ingaggiato da quasi vent’anni una dura contesa giudiziaria. Finora senza successo.

Leggi anche / Bilanci della Juve, la Procura chiede 13 rinvii a giudizio: ci sono Agnelli, Nedved, Arrivabene e lo stesso club

Sabato scorso, accogliendo in parte il ricorso presentato dai legali di John Elkann e di Ferrero, il tribunale del riesame aveva ordinato alla procura di restituire quasi tutto il materiale preso in consegna dalle Fiamme Gialle «qualora non detenuto per altra causa». I pm, due giorni fa, hanno notificato per la seconda volta agli indagati il provvedimento di sequestro e dal documento, oltre al coinvolgimento di Lapo e Ginevra, si ricava che l’indagine è diventata più ampia. Al centro resta il patrimonio riconducibile a Marella Caracciolo, la moglie di Gianni Agnelli, morta dopo una lunga malattia a 92 anni nel febbraio del 2019, nonna di John, Ginevra e Lapo. Se all’inizio si ipotizzava una dichiarazione infedele dei redditi della donna per il 2018 e 2019, adesso si risale fino al 2016. La contestazione è legata al trattamento fiscale del vitalizio che, in base a un accordo preso nel 2004, riceveva da Margherita, la figlia, che aveva rinunciato all’eredità paterna in cambio di una ‘buonuscita’ quantificata, all’epoca, in un miliardo e 272 milioni di euro. Ora c’è anche un’ipotesi di truffa ai danni dello Stato, che probabilmente si riferisce a tasse di successione che avrebbero dovuto essere versate in Italia.


Secondo i magistrati, Marella Caracciolo manteneva in Svizzera una residenza fittizia mentre dimorava stabilmente a Torino. In ambienti investigativi parlano di una vera e propria “strategia dell’evasione”. E ora, per capire l’ammontare delle imposte che non sarebbero state onorate, l’obiettivo è risalire all’intero patrimonio. Sullo sfondo c’è ‘Dicembre’, la cassaforte che controlla tutte le società della famiglia. Il 19 maggio 2004, Marella Caracciolo cedette ai fratelli Elkann le sue quote riservandosi il diritto di usufrutto. La circostanza è confermata da una declaratoria datata 30 giugno 2021. Ma in procura ritengono che ci siano delle circostanze da chiarire. Proprio le carte su ‘Dicembre’ erano tra quelle che, secondo il tribunale del riesame, dovevano essere restituite.

domenica, 10 Marzo 2024 - 22:52
© RIPRODUZIONE RISERVATA