Dj di Napoli morto nella sua casa a Ibiza, c’è un supertestimone: «Gli hanno messo le manette ai piedi, ha preso cazzotti»

Michele Noschese
Michele Noschese
di Laura Nazzari

In quella casa a Ibiza dove viveva e dove nella notte tra venerdì e sabato scorsi si stava intrattenendo con gli amici, Michele Noschese – 35 anni di Napoli – è stato picchiato. Ed è stato picchiato da alcuni uomini della Guardia Civil intervenuti per un controllo dopo la segnalazione di un vicino di casa di Michele. C’è un supertestimone che lo afferma, che riempie di sostanza le dichiarazioni sino ad oggi rilasciate dal padre di Michele, il medico Giuseppe Noschese che adesso attende di «conoscere la verità su quello che è accaduto».

Quello che è accaduto lo racconta ai giornalisti Raffaele Rocco, tra i presenti alla festicciola organizzata da Michele, conosciuto nel panorama della musica elettronica come dj Godzi. Nell’appartamento c’erano sei-sette persone, quando la Guardia Civil ha fatto capolino e ha fatto uscire tutti, rimanendo in casa solo con Michele. Raffaele però, al momento dell’ingresso nell’appartamento della Guardia Civil, si trovava su un altro piano e quindi ha assistito ad alcune fasi di quelle che il professor Giuseppe Noschese chiama «intervento un po’ troppo energico». «Gli hanno messo anche le manette ai piedi. Tre-quattro cazzotti li ha presi. Io l’ho visto. Poi quando si sono accorti di me, mi hanno cacciato. A quel punto ho sentito le ultime parole di Michele che diceva: “Lasciatemi, lasciatemi”», ha raccontato Raffaele.

Da quella casa Michele è uscito morto. All’arrivo dell’ambulanza per lui non c’era più nulla da fare, tanto è vero che l’ambulanza si è recata direttamente all’obitorio. La versione della Guardia Civil è diametralmente opposta: Noschese, si legge in una nota stampa, presentava «evidenti segni di essere sotto l’effetto di stupefacenti, aveva allucinazioni e si era introdotto nell’abitazione dell’anziano vicino minacciandolo con un coltello». A un certo punto Michele – è la versione – avrebbe avuto le convulsioni, quindi gli uomini della Guardia Civil «hanno tentato di rianimarlo praticando la rianimazione cardiopolmonare fino all’arrivo dei soccorsi, ma alla fine non ci sono riusciti e l’uomo è morto».

A dire come sono andate le cose sarà l’autopsia, che è stata eseguita ieri. Anche la famiglia ha nominato un suo consulente di parte, che però è giunto stamattina da Maiorca e ha chiesto una integrazione consistente in una Tac body e in una risonanza magnetica: in sostanza si cercano tracce di percosse. Quelle che Michele avrebbe ricevuto. Il padre Giuseppe riferisce di avere saputo di un «colpo al torace». «Io e la mia famiglia non siamo alla ricerca della vendetta, ma della verità che sarebbe un elemento di conforto», ha detto Giuseppe Noschese.

martedì, 22 Luglio 2025 - 21:48
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