Napoli, chiuso dai carabinieri il noto bar di fronte al carcere di Poggioreale: offriva anche servizi a parenti dei detenuti


Lo avevano chiamato «L’Angolo della Libertà», per la sua posizione, all’incrocio tra due strade, ma anche per un gioco di parole che evocava, per contrasto, quella libertà negata ai detenuti e dai detenuti tanto agognata. Un contrasto reso ancora più forte dal fatto che «L’Angolo della Libertà» si trovava proprio di fronte all’ingresso della casa circondariale di Poggioreale, posizione che ne ha fatto la fortuna. Lì, infatti, prima o dopo i colloqui, inevitabilmente, finivano i familiari dei detenuti: chi in attesa di entrare, chi appena uscito dall’incontro con il proprio congiunto. E negli anni il bar è diventato un tale punto di riferimento che i gestori hanno anche ampliato l’offerta. Fino alle scorse ore, quando è arrivata la notizia che ha sorpreso tutti: il bar è stato chiuso dai carabinieri perché, tra le altre irregolarità emerse, è risultato privo dei permessi necessari per svolgere l’attività commerciale. Il sequestro è stato operato dai carabinieri della Compagnia di Poggioreale.

I locali, come emerso da una nota stampa dei militari dell’Arma, erano infatti adibiti a uso abitativo e quindi privi delle autorizzazioni necessarie per ospitare un’attività commerciale. Un’attività che, invece, almeno dal 2020, si è svolta sempre alla luce del sole, sotto gli occhi delle forze dell’ordine e degli operatori della giustizia. E, anzi, gli affari sono andati talmente bene che nel tempo l’offerta si è allargata e la caffetteria si è trasformata in un vero e proprio hub di servizi pensati per rispondere alle esigenze dei familiari dei detenuti.

Non solo caffè e cornetti, dunque. Nell’attività venivano effettuate anche la spedizione e la pesatura dei pacchi destinati ai detenuti, oltre al deposito di zaini e borse dei parenti prima dell’ingresso al colloquio. Tra i servizi offerti, e tra quelli che garantivano un maggiore ritorno economico, c’era anche il deposito dei telefoni cellulari. Durante i colloqui in carcere, infatti, non è possibile introdurre telefonini e smartphone all’interno della struttura e il bar offriva la possibilità di lasciarli in custodia, a fronte del pagamento di pochi euro. Un servizio dal costo contenuto, ma che garantiva incassi sicuri grazie all’elevato numero di persone che ogni giorno si presentavano davanti al carcere. E il mercoledì, giorno in cui si concentravano i colloqui e quindi il maggior afflusso di familiari, il giro di clienti aumentava ulteriormente.

Alla custodia dei cellulari si affiancavano quella di borse e zaini e i servizi legati ai pacchi per i detenuti. Un’attività multiservizi che veniva anche ampiamente pubblicizzata sui social. Adesso è tutto fermo. Sono scattati i controlli e la chiusura. Per il bar, oltre al provvedimento di stop all’attività, sono state notificate sanzioni per oltre 7mila euro.

giovedì, 20 Agosto 2026 - 18:20
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