Ecomafia, Legambiente: Campania e Napoli in testa ai reati ambientali, Sud concentra il 44,3% di illeciti


Le regioni del Sud, dove la presenza delle organizzazioni malavitose è più radicata, continuano a concentrare la quota maggiore dei reati ambientali. E in questo scenario la Campania si conferma in cima alla classifica nazionale. È la fotografia, dai toni amari, scattata da Legambiente nell’ultimo rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente), frutto dell’elaborazione dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto nel 2025 e presentato ieri a Roma.

Una luce c’è e riguarda il dato complessivo dei reati ambientali su scala nazionale: nel 2025 nella Penisola i reati sono diminuiti, sono scesi a 35.735 i reati ambientali accertati, –12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023. Al calo dei reati ambientali, si affianca però l’aumento degli illeciti amministrativi che raggiungono quota 77.895, con un +11,4% rispetto al 2024. Sommati ai 35.735 reati ambientali si arriva ad un totale di 113.630 violazioni (alla media di 311 al giorno, 13 ogni ora).

A questi due segnali, si aggiunge il primato dei reati nella gestione illecita dei rifiuti, su cui le ecomafie puntano nel 2025 mani e interessi. Sono 10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera che torna a guidare nel 2025 la classifica dei reati più commessi, non accadeva dal 2018. In forte crescita anche gli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%) Al secondo posto i reati nel ciclo cemento (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) con 8.034 illeciti (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia) e quelli contro gli animali che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) con 6.930 reati accertati (-4%). In crescita mel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024). In aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro. Il quarto segnale riguarda il business illegale delle ecomafie, che nel 2025 vola a ben 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento del +2.2 miliardi, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.

Geografia dei reati, clan e corruzione:

Sul piano territoriale, il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese maggiormente interessata dai reati ambientali. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le regioni con il maggior numero di illeciti. Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 44,3% dei reati ambientali accertati nel 2025. A preoccupare è anche la crescita del coinvolgimento dei clan mafiosi e il fenomeno della corruzione legata all’ambiente. Sono 393 i clan censiti da Legambiente sul territorio nazionale nel periodo compreso tra il 1995 e il 2025.
Sul fronte della green corruption, dal primo maggio 2025 al 30 aprile 2026 Legambiente ha censito 75 inchieste giudiziarie relative a fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale. Complessivamente, sono state 1.066 le persone denunciate, 307 quelle arrestate e 151 i sequestri effettuati. Oltre la metà delle inchieste, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

 

Classifica regionale illegalità ambientali

Anche nel 2025 la Campania si conferma la regione con il maggior numero di reati ambientali, con 5.636 illeciti contestati, pari al 15,8% del totale nazionale. Al secondo posto si colloca la Sicilia, con 3.726 reati, il 10,4% del totale, che supera la Puglia, con 3.601 illeciti. Quarta la Calabria, con 2.862 reati.
Il Lazio è quinto con 2.358 reati ed è la prima regione del Centro Italia. La Sardegna, con 2.240 illeciti, sale invece al sesto posto, superando la Toscana (2.123) e confermando il trend di crescita avviato nel 2022, quando occupava la quindicesima posizione. L’isola registra inoltre 6.067 illeciti amministrativi.
Cambia anche la prima posizione tra le regioni del Nord: la Liguria, con 1.863 illeciti penali contestati, supera la Lombardia e si colloca all’ottavo posto nazionale, in crescita rispetto al 2024. La Lombardia è nona con 1.822 reati. Chiude la top ten l’Emilia-Romagna, con 1.434 illeciti.

Classifica provinciale

Napoli si conferma al primo posto nella classifica provinciale dell’illegalità ambientale, con 2.512 reati accertati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024. Seconda è Salerno, con 1.472 illeciti penali, in crescita dell’11,4%, mentre Palermo sale al terzo posto con 1.235 reati e un incremento del 59,6%.
Roma mantiene la quarta posizione, con 1.113 reati, seguita da Cosenza (1.092) e Bari (985). Genova sale al settimo posto, confermandosi la prima provincia del Nord per numero di reati ambientali, con 963 illeciti.
Tra le novità di quest’anno c’è l’ingresso di Lecce nella top ten, con 847 reati. Foggia e Ancona mantengono invece le rispettive posizioni, con 838 e 671 illeciti penali accertati.
Per quanto riguarda la classifica della corruzione green, la Campania è al primo posto con 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9), Puglia (7), Lazio (6), Calabria (5) e Piemonte (4). In termini di arresti, il primato spetta invece alla Sicilia, con 96 persone arrestate, seguita dalla Campania con 85, dalla Puglia con 53 e dalla Lombardia con 32. Nel complesso, il Mezzogiorno si conferma l’area maggiormente interessata dal fenomeno, con 27 inchieste.

venerdì, 2 Ottobre 2026 - 11:31
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