Camorra, inchiesta sui clan di Soccavo:
«Vi uccidiamo tutti, anche i bambini»
Quelle minacce dei Vigilia ai Grimaldi

Procura Napoli
di Federico Felici

«Vi dobbiamo uccidere tutti anche i bambini». E’ la sera del 2 febbraio 2014, domenica, quando il clan Vigilia firma la rappresaglia contro una famiglia legata ad esponenti del clan Grimaldi. Una reazione violenta, rabbiosa, che trae origine dalla volontà di cacciare i Grimaldi dal quartiere di Soccavo e di prenderne il posto. Una reazione che affonda le radici nel blitz che pochi giorni prima aveva colpito proprio i Grimaldi, portando all’arresto di alcuni personaggi apicali. Così i Vigilia si fanno coraggio, sanno di essere campo libero, e minacciano le donne degli arresti allo scopo di costringerli a lasciare il territorio.

L’episodio è ricostruito nelle circa 700 pagine di ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Chiara Bardi del Tribunale di Napoli che nella giornata di ieri è sfociata nell’esecuzione di 33 arresti (31 in carcere e 2 ai domiciliari) ai danni di esponenti (tali o presunti) sia dei Grimaldi che dei Vigilia, due gruppi in lotta per la gestione degli affari illeciti nel quartiere a ovest di Napoli.

I bersagli dell’intimidazione sono i familiari di Renato Pugliese. Accade tutto di notte. Un gruppo di 10-12 persone raggiunge la casa dove abitano la sorella e il padre di Pugliese, sfascia la macchina dell’anziano e poi spara all’impazzata a scopo intimidatorio contro la palazzina dove vive il nucleo familiare. Infine uno dei ragazzi, prima di andare via, urla: «Ve ne dovete andare di qua… Vi dobbiamo uccidere tutti anche i bambini».

Una simile minaccia viene rivolta qualche giorno prima alla ex compagna del boss Antonio Scognamillo, meglio conosciuto negli ambienti criminali, come Torino ‘ o parente. La donna viene contattata sul cellulare da un numero anonimo. Dall’altro lato c’è la voce di una donna che le dice: «Non tornare a casa perché non è più casa tua, te ne devi andare da Soccavo». Preoccupata, la donna fa comunque rientro a casa ma in strada, sotto casa sua, nota «delle persone, numerose, che erano adunate, motivo per il quale decidevo di andare via». La donna ripara a casa di una parente. Il giorno dopo riserve una telefonata sempre di una donna che le dice: «Stanotte ti hanno sparato nella porta, hanno aperto la porta e si stanno prendendo tutto da dentro».

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giovedì, 13 dicembre 2018 - 14:55
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