‘Mafia Style’, dai ristoranti al web: all’estero spopola l’uso dei termini che richiamano il malaffare per vendere cibo


Quando la figlia del capo di Cosa Nostra Totò Riina ha aperto a Parigi un ristorante chiamandolo ‘Corleone’, si è scatenato un tale putiferio che Lucia Riina è stata costretta a fare un passo indietro. Ma dalla foto scattata dalla Coldiretti sui nomi delle attività che richiamano alla mafia viene fuori che in tutto il mondo che il ‘mafia-style’ è una realtà ben consolidata. La ‘sinistra’ curiosità è stata ricordata in occasione della presentazione del Rapporto agromafie sui crimini agroalimentari in Italia elaborato insieme a Eurispes e all’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

In Spagna ad esempio qualche anno fa è nata una catena di ristoranti che si chiama ‘La Mafia’ (nome per esteso ‘La Mafia se sienta a la mesa’, ossia la mafia si siede a tavola) e che sulle vetrine aveva le sagome di don Vito Corleone o le sagome di Lucky Luciano. Il caso fece anche molto scalpore diventando politico, tanto che due anni fa l’Unione Europea, accogliendo un ricorso dell’Europa, dovette entrare a gamba tesa nella vicenda, proibendo l’utilizzo di quel marchio sinistro associato al buon cibo italiano in quanto «contrario ai principi di moralità».

Anche in Italia ci sono (poche) attività di ristorazione che hanno recuperato il nome di Cosa Nostra, magari scrivendolo come fosse una sola parola. Ma fuori dall’Europa il fenomeno è assai più esteso: ci sono ‘Mafia Restaurant’ ad Amman (in Giordania), a Kiev (Ucraina), in Hurganda (Egitto). E ci sono ristoranti che portano proprio il nome di ‘Cosa Nostra’: si trovano in Messico, a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia. A Phuket in Thailandia c’è addirittura un servizio take-away. Anche il nome ‘Camorra’ si sta facendo piano piano strada: a Villa Maria, in Argentina, c’è un locale con questo nome. La ‘Camorra’ piace in Austria, a Vienna, e anche in Polonia, dove la cittadina di Myślenice, in provincia di Malopolskie, trionfa su Tripadvisor grazie a una cliccatissima pizzeria a cui il portale web di viaggi e recensioni attribuisce 4 stelle piene su 5.

Passando ai prodotti alimentari, i nomi non cambiano. In Norvegia, ad esempio, segnala la Coldiretti, il sito della Tv pubblica il celebre cannolo siciliano presentato come “Mafiakaker eller cannoli”, ossia “Il dolce della mafia, i cannoli”. In Bulgaria si beve il caffè “Mafiozzo”, in Uk si mangiano gli snack “Chilli Mafia”, in Germania ci sono le spezie “Palermo Mafia shooting” o a Bruxelles la salsa “SauceMaffia”. In Grecia il ‘Mafioso Pizza Cafe’ è considerato un’eccellente tappa della ristorazione nelle classifiche di Tripadvisor. Il mafia stile impazza anche su internet, continua la Coldiretti, dove è possibile acquistare il libro di ricette “The mafia cookbook”, comprare caramelle sul portale www.candymafia.com o ricevere i consigli di mamamafiosa (www.mamamafiosa.com); l’autrice del blog racconta di come ha gestito con il marito mafioso per anni un ristorante prima che il consorte venisse ucciso da un killer. «Lo sfruttamento di nomi che richiamano la mafia è un business che provoca un pesante danno di immagine al Made in Italy – afferma il presidente della Coldretti, Ettore Prandini – banalizzando fin quasi a normalizzare un fenomeno che ha portato dolore e lutti in tutto il Paese».

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giovedì, 14 febbraio 2019 - 11:39
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