Bruciata viva dall’ex mentre era incinta, confermati in Cassazione i 18 anni per l’aggressore di Carla Caiazzo

Carla Caiazzo

Diciotto anni di reclusione. Diciotto anni per aver gettato il liquido infiammabile addosso alla sua ex e per averle dato fuoco, noncurante del fatto che quella donna stesse aspettando una bambina. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna d’appello a 18 anni nei confronti di Paolo Pietropaolo, l’uomo che ha aggredito e sfigurato Carla Caiazzo perché lei l’aveva lasciato. Pietropaolo è stato riconosciute colpevole in via definitiva per i reati di tentato omicidio, stalking e procurato aborto.

L’aggressione si verificò il primo febbraio del 2016 a Pozzuoli. Carla era incinta all’ottavo mese di gravidanza (il padre era Pietropaolo), quando aprì la porta di casa e si trovò di fronte l’ex compagno che non esitò a gettarle il liquido infiammabile in pieno volto e le diede fuoco. Pietropaolo rimase lì a guarda e rideva. L’uomo è stato condannato in primo grado con il rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena: il gip gli comminò 18 anni di reclusione. Il 29 novembre del 2017 i giudici della quinta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli confermarono la sentenza.

E oggi è arrivato l’ultimo verdetto. Carla Caiazza è stata rappresentata dall’avvocato Maurizio Zuccaro, che proprio a seguito della difesa assunta da Carla, pensò alla proposta di legge sull’omicidio di identità. Proposta che venne presentata al vecchio Governo ma cadde nel dimenticatoio. Poi ieri con un emendamento i Cinque Stelle hanno fatto rivivere l’idea centrale di quella proposta introducendo una nuova fattispecie di reato nel ‘ddl Codice rosso’ che sarà all’esame della Camera la prossima settimana: chi sfregia una donna sarà punibile con una pena fino a 14 anni.

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martedì, 19 marzo 2019 - 17:31
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