I Cesarano e le mani sul mercato dei fiori Picchiato chi rifiutava di pagare il pizzo, ma le vittime non hanno denunciato

Procura di Napoli (foto Kontrolab)

Il mercato dei fiori e il clan Cesarano. Un connubio che ha segnato la storia criminale della cosca fondata dal boss Nanduccio ‘e Ponte Persica, Ferdinando Cesarano e che ancora oggi, benché ai vertici del clan ci siano altri nomi e altri volti, rappresenta il core business del sodalizio criminale. Dalle estorsioni imposte agli imprenditori che lavorano nel settore florovivaistico al trasporto di carichi di droga nei camion che dall’Olanda importavano i tulipani. Storie di camorra. Storie che ritornano.

Questa mattina i carabinieri e la guardia di finanza di Torre annunziata hanno eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare (4 in carcere e 3 ai domiciliari) spiccate dal gip a corollario dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Contestati a vario titolo i reati di estorsione e lesioni personali, aggravati dalla matrice camorristica, nei confronti di imprenditori operanti nel Mercato dei fiori, la zona florovivaistica tra i comuni di Castellammare e Pompei.

Dalle pieghe delle indagini, iniziate nel 2014, sono emerse ritorsioni ai fiorai che rifiutavano di pagare il pizzo. La somma pretesa dalla cosca doveva essere corrisposta il 10 di ogni mese. E chi non pagava veniva picchiato. Dato amaro: nonostante le pressioni subite, la richiesta di soldi e le ritorsioni, nessuna vittima ha denunciato.

L’attività investigativa coordinata dalla Dda ha anche consentito di scoprire che il clan aveva messo in piedi rapporti di amicizia con un’altra fazione camorristica, quella dei Pecoraro-Renna, operativa nella piana del Sele e nell’alto Salernitano. Un’alleanza che si è tradotta anche un patto di mutuo soccorso per l’esecuzione di omicidi, come è emerso di recente nell’inchiesta sull’omicidio di Aldo Autuori per il quale sono stati arrestati due esponenti dei Pecoraro-Renna, tre persone dei Mallardo di Giugliano (tra i quali il ras Francesco Mallardo) e appunto l’ultimo boss dei Cesarano, Luigi Di Martino detto ‘o profeta. Proprio ‘o profeta, che è in carcere da tempo, è tra i destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per le estorsioni ai fiorai.

Gli indagati avevano anche fondato una società di intermediazione e trasporti, la Engy Service. L’obiettivo era ottenere il monopolio delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame provenienti dai Paesi Bassi e diretti al mercato dei fiori. Gli operatori del settore chiamavano la società l’«agenzia delle gang» perché aveva imposto un rapporto esclusivo sia per i trasporti che per lo scarico delle merci, legato alla capacità intimidatrice rappresentata dalla parentela con il boss Luigi Di Martino.

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mercoledì, 22 maggio 2019 - 11:57
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