Assenteismo in ospedale: arresti a Monopoli, 62 indagati al Cardarelli di Napoli; incastrati dalle telecamere

Ospedale Cardarelli
L'ospedale Antonio Cardarelli di Napoli (foto Kontrolab)

Dall’ospedale Cardarelli di Napoli all’ospedale ‘San Giacomo’ di Monopoli. Lo scandalo degli assenteisti nella pubblica amministrazione restituisce oggi due storie di lavoratori che si fanno beffa delle regole del contratto.

A Monopoli, in provincia di Bari, sono anche scattate le misure cautelari: in 13 sono finiti ai domiciliari, 20 sono stati sottoposti all’obbligo di dimora. Altre 13 persone sono indagate a piede libero. Si tratta di medici (18 colpiti da misura cautelare), infermieri e operatori tecnici che, da ottobre 2018 a gennaio 2019, si sarebbero assentati dal posto di lavoro per andare al bar, a fare acquisiti, o per recarsi nelle case al mare: il loro cartellino veniva timbrato da familiari, colleghi o conoscenti. Complessivamente gli investigatori hanno calcolato che sono 660 le ore di servizio sottratte all’ospedale per un danno economico all’Asl di Bari qualificato in 25mila euro. Nell’inchiesta è coinvolto anche un parcheggiatore che abusivamente stazionava all’esterno dell’ospedale e che «in più occasioni è stato sorpreso ad inserire il cartellino magnetico» di un’infermiera. Tra i destinatari di misura cautelare ci sono anche tre autisti di ambulanza accusati di peculato per avere utilizzato i mezzi di servizio «per fini diversi da quelli istituzionali».

A dare la stura alle indagini dei carabinieri sono state le segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano disservizi all’ospedale di Monopoli. I militari dell’Arma hanno dunque installato cinque telecamere ai varchi di accesso della struttura sanitaria, i cui dati sono stati poi incrociati con la documentazione acquisita negli uffici della direzione amministrativa. Di totale censura verso queste condotte sono le parole del capo della procura di Bari, Giuseppe Volte: «I primi danneggiati da queste condotte sono gli ammalati, persone che rappresentano una delle categorie più fragili e più deboli in assoluto. E quindi c’è, nel riferire di questi fatti, un senso di ripulsa da parte mia». Quanto alla condotta die medici (ben 18 quelli colpiti da misura), il procuratore Volpe si è detto preoccupato: «Viene da riflettere, perché stiamo parlando di gente che ha una laurea, che appartiene ad un ceto sociale che nel Paese ha in qualche modo il governo della cosa pubblica, che rappresenta classe dirigente. E, allora, se da queste persone vengono esempi negativi di questo tipo, veramente la situazione del Paese sotto il profilo della inosservanza di regole innanzitutto etiche e di comportamento, è veramente disperante». Infine una riflessione amara sulla possibile durata di questa truffa: «Se in soli quattro mesi sono state accertate così tante infrazioni, dobbiamo pensare che purtroppo in precedenza, in passato, si siano verificati tantissimi altri episodi analoghi che non abbiamo avuto modo di accettare. Una situazione che non esito a definire vergognosa».

A Napoli, invece, non sono scattati arresti ma lo scenario tratteggiato dal pubblico ministero Giancarlo Novelli è ugualmente desolante. Sessantadue persone sono state indagate per assenteismo nell’ospedale Cardarelli di Napoli, il più grande del Mezzogiorno, e contestualmente hanno ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che anticipa l’intenzione della procura di chiedere il rinvio a giudizio per i destinatari del provvedimenti: sotto inchiesta anche due medici, uno in servizio in pneumologia e l’altro in oncologia. In quest’ultimo reparto, mediamente, mancavano 8-9 dipendenti al giorno. Tra gli indagati ci sono molti centralinisti, un sindacalista e il consigliere comunale di Caivano Sabatino Peluso. Contestati i reati di truffa e di violazione della cosiddetta ‘Legge Brunetta’. Anche qui le indagini poggiano sulle immagini catturare dalle telecamere installate ai varchi di accesso della struttura: in tal modo gli agenti del commissariato Arenella (guidati dal primo dirigente Angelo Lamanna) sono riuscito a verificare come e chi si assentava dal posto di lavoro pur risultando, sulla carta, presente e come e chi si facesse carico di timbrare il badge al posto dei furbetti. In un caso si vede un ragazzino sui 13 anni firmare il cartellino della madre che se ne sta comodamente a casa.

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giovedì, 18 luglio 2019 - 14:14
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