Carabiniere ucciso, operazione senza auto di supporto: la verità nelle conversazioni tra Varriale e la centrale operativa

Mario cerciello rega
Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ammazzato a coltellate a Roma il 26 luglio 2019

Disarmati e senza rinforzi. Contrariamente a quanto affermato in una conferenza stampa dal comandante provinciale dei carabinieri di Roma Francesco Gargaro lo scorso 30 luglio. I carabinieri Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale si recarono da soli all’appuntamento concordato tra Sergio Brugiatelli, che aveva denunciato lo scippo del borsello e la conseguente richiesta di restituzione dello stesso in cambio di denaro, e i due ragazzi americani. Soli e senza la pistola d’ordinanza da potere utilizzare nel caso in cui le cose si fossero messe male.

Sono gli atti depositati dalla procura al Tribunale del Riesame di Roma a ribaltare l’iniziale ricostruzione offerta dall’Arma agli organi di stampa all’indomani dell’omicidio del vicebrigadiere di Somma Vesuviana Mario Cerciello Rega, ammazzato con undici coltellate intorno all’una di notte del 26 luglio scorso. E gli elementi che adesso emergono in maniera chiara non fanno che gettare ulteriori ombre sulla modalità con la quale l’Arma ha gestito la comunicazione all’esterno di ciò che è accaduto veramente in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati a Roma. Che Cerciello Rega avesse preso parte all’operazione disarmato è un dato pacifico, emerso nell’immediatezza dei fatti. Ma che Varriale non avesse la pistola è una verità che si è fatta largo molto tardi. Come già emerso pochi giorni fa (e come Giustizia News24 ha raccontato), il comandante Francesco Gargaro ribadì in conferenza stampa che Varriale fosse invece armato, circostanza confermata in un comunicato il successivo 2 agosto quando alcune agenzie di stampa riportarono invece l’indiscrezione che voleva Varriale disarmato. Negli atti depositati al Riesame è invece scritto chiaramente che anche Varriale non avesse la pistola, questo perché – ha spiegato il carabiniere – i due militari si recarono all’appuntamento in borghese, vestiti con dei bermuda e sarebbe stato per loro impossibile nascondere la pistola.

Ma il nuovo dato che è emerge in maniera chiara, andando così finalmente a rispondere a interrogativi che sin da subito furono posti dai giornali, è quello relativo alla presenza di rinforzi. Fu detto, sempre nel corso di quella famosa conferenza stampa, che le macchine a supporto di Cerciello Rega e Varriale erano ben due, ma fu precisato che erano «a distanza» per non essere viste, perché altrimenti si sarebbe corso il rischio di ‘bruciare’ i due carabinieri. Una versione che viene oggi sconfessato dal deposito delle telefonate intercorse, subito dopo l’accoltellamento di Rega, tra Varriale e la centrale. Nel corso di quella telefonata Varriale comunica che «c’hanno preso a coltellate ‘sti bastardi». A questo punto il collega della centrale operativa pone una serie di domande che lasciano bene intendere come Cerciello e Rega abbiano agito soli senza neanche comunicare tutti gli spostamenti.
Centrale Operativa: «Ma come sei arrivato a via Cicerone da piazza Trilussa?».

Varriale: «Eh perché l’appuntamento non era lì, era da un’altra parte».

Centrale Operativa: «Eh ma dimmelo, chiamami no, ti faccio avvicinare una macchina lì vicino!! Vabbè ma come state?».

Varriale: «Mario sta perdendo un sacco di sangue, ci serve l’ambulanza, Via Pietro Cossa».

A conferma del fatto che Varriale e Rega non avessero informato i colleghi, c’è un’altra conversazione, agli atti, tra l’operatore della centrale operativa e un collega: «Non c’avevano informato che erano arrivati fino a zona San Pietro. Noi stavamo aspettando di sapere qualche notizia in merito a t’appuntamento perché gli avremmo mandato un’altra macchina».

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lunedì, 9 settembre 2019 - 11:55
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