Coronavirus, il becero sciacallaggio di alcuni farmacisti: in vendita autotest sul Covid_19, rincari sulle mascherine


Farmacisti che lucrano sull’emergenza, che mettono il sovrapprezzo alle mascherine, ne vendono dei modelli pur sapendole non a norma o propongono test sul Coronavirus non autorizzati. Lo sciacallaggio fatto da chi indossa un ‘camice’ è tra le pagine più cupe e vergognose di questo scenario di crisi e di paura che sta scandendo questo faticoso finale d’inverno. Certo, i casi sono pochi ma bastano a gettare discredito su una categoria di professionisti che sta facendo i salti mortali per interfacciarsi con la numerosissima clientela e che spesso opera, a contatto con il pubblico, senza potere disporre neppure delle dovute protezione, ché guanti e mascherine sono finiti anche per loro.

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In Sicilia un farmacista di Santa Caterina Villarmosa, comune di 5mila abitanti in provincia di Caltanissetta, è stato denunciato dai carabinieri per tentata frode nell’esercizio del commercio per aver proposto, attraverso il proprio profilo “Facebook”, la vendita, a partire dal prossimo lunedì, di un autotest covid-19, al prezzo di 25 euro. Da accertamenti svolti è emerso che il prodotto non è in commercio in Italia e sarebbe stato utilizzato negli ospedali cinesi per delle verifiche antecedenti al “tampone”. Venerdì 13 marzo, sempre in Sicilia, la Guardia di Finanza ha denunciato l’amministratore di una società di Lentini, nel Siracusano, che ha venduto mascherine applicando ricarichi eccessivi (da 7 centesimi a 10 euro) sul prodotto e multato il titolare di una farmacia che non ha rispettato la normativa fornendo le indicazioni di utilizzo. L’indagine è scattata dalla segnalazione di un cittadino, che lamentava i prezzi eccessivi praticati da una farmacia nella vendita di mascherine. I finanzieri hanno scoperto che le mascherine, di diversa tipologia, erano vendute fino a 20 euro al pezzo, ma erano state acquistate da un rivenditore all’ingrosso sostenendo costi fino a 13 euro per singolo prodotto. Al farmacista è stata contestata solo una violazione di natura amministrativa. I finanzieri sono risaliti alla società all’ingrosso che aveva venduto la mascherine che le aveva acquistate dai produttori da 7 centesimi a 6,48 ciascuna. L’amministratore della società grossista è stato denunciato per manovre speculative su prodotti sensibili e rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa fino a 25.822 euro. La società all’ingrosso avrebbe acquistato telematicamente e venduto sempre on line a diverse farmacie del nord.

Giovedì 12 marzo false mascherine “Ffp3”, prive di filtro e marchio Cee, sono state sequestrate dai carabinieri in una farmacia di Busto Arsizio (Varese), il cui titolare rischia ora un’accusa per frode. A quanto emerso, i militari sono intervenuti su segnalazione di un cittadino che si è reso conto di alcune differenze nelle mascherine che aveva comperato, i militari hanno accertato che i presidi medici che venivano venduti erano effettivamente totalmente difformi da quanto previsto per legge e per altro con provenienza non tracciabile. Il gestore della farmacia ha affermato di averle acquistate da un altro farmacista in attività in un altro comune del Varesotto, il quale a sua volta ha dichiarato di averle comprate da un altro fornitore. Ulteriori accertamenti verranno svolti dai carabinieri unitamente ai colleghi del Nas.

Questi sono solo gli ultimi episodi di storie che rimbalzano da tutta Italia che ledono l’onestà e l’immagine di una categoria composta da migliaia di farmacisti onesti.

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domenica, 15 Marzo 2020 - 12:30
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