Ponte Morandi, Autostrade per l’Italia licenzia due manager: uno mentì al processo di Avellino

Il ponte Morandi sull'A10 prima del crollo

Autostrade per l’Italia ha licenziato due manager: si tratta di Michele Donferri Militelli e Paolo Berti, ovvero l’ex direttore delle manutenzioni ed il direttore delle operazioni. Entrambi i manager sono indagati a Genova per omicidio colposo plurimo e disastro. Inoltre Berti e’ stato condannato a 5 anni e 6 mesi nell’ambito del processo sul bus che a Monteforte Irpino (Avellino) cadde da un viadotto causando la morte di 40 persone. I due ex dirigenti di Aspi sono nella bufera dopo che da alcune intercettazioni sarebbero emersi comportamenti illeciti e poco trasparenti. In particolare Paolo Berti avrebbe mentito durante il processo e nel corso di una telefonata intercettata aveva manifestato il disappunto per essere stato condannato a 5 anni e 10 mesi aggiungendo che avrebbe potuto dire la verità e così mettere nei guai anche altre persone.

Il licenziamento dei due manager, che segue l’addio dell’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci, arriva in un periodo complesso per Autostrade per l’Italia. La Procura di Genova ha messo nero su bianco le accuse nei confronti di Aspi per il crollo del ponte Morandi sostenendo che la società  ha violato il patto con lo Stato. Da Aspi, scrivono i magistrati nella richiesta di misure cautelari – riportata da La Stampa e nelle cronaca di Genova da Repubblica e Il Secolo XIX – che sono state eseguite nelle scorse settimane per 9 tra dirigenti e tecnici della stessa società e della controllata Spea accusati di aver compilato falsi report sulla sicurezza dei viadotti, «assistiamo a una strategia complessiva volta alla realizzazione di comportamenti di sistematica falsificazione finalizzata al mascheramento di gravissime inadempienze agli obblighi di legge e della convenzione tra Autostrade e lo Stato».

L’atto d’accusa verso Aspi dipinge un quadro «sistemico» come mai si era visto in precedenza. «Dalle carte dell’ inchiesta – precisano i pm – emergono reiterati e organizzati comportamenti di falsificazione di numerosi atti pubblici, tutti caratterizzati dalla finalità di occultare il reale stato di ammaloramento di svariate opere autostradali». Soprattutto, i pm rimarcano come certi comportamenti, molto diffusi, siano «antecedenti» e «successivi» al crollo del Morandi. «Vengono tuttora falsificati (il documento risale alla seconda parte dell’ estate) con pari sistematicità gli atti pubblici relativi agli accertamenti e alle verifiche circa la sicurezza della circolazione su una serie di ulteriori opere della rete autostradale». Sempre a parere di chi indaga, la morte di 43 persone e il crollo del viadotto non ha rappresentato uno spartiacque e dietro le relazioni truccate c’è una regia precisa.

«Tale sistematica falsificazione – evidenziano gli inquirenti – lungi dall’essere espressione di comportamenti isolati di un singolo indagato, risulta invece legata ad un preciso modus operandi. Emerge, infatti, il coinvolgimento diffuso di svariate articolazioni della società Spea e di Autostrade per l’Italia, con i loro rispettivi responsabili al più alto livello». Aspi precisa che ha avviato da tempo monitoraggi sui viadotti attraverso società esterne specializzate, che verificano a loro volta i rilievi compiuti da Spea. Ed entro la fine dell’anno tutte le 1943 opere della rete saranno verificate anche da queste società esterne.

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lunedì, 21 ottobre 2019 - 08:41
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