‘Ndrangheta, ‘Rinascita Scott’ trasloca a Roma per l’avvio dell’udienza preliminare: 452 imputati, fiumi di parti civili

Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri

Una location d’eccezione, per di più fuori regione per centinaia di chilometri. La maxi-inchiesta ‘Rinascita-Scott’, che ha colpito boss e gregari di tutte le cosche di ‘ndrangheta del vibonese ma anche imprenditori, uomini dello Stato, colletti bianchi, massoni, è approdata in un’aula di giustizia. Ma, e qui sta la novità, l’avvio dell’udienza preliminare si è tenuto non a Catanzaro, laddove l’inchiesta è nata e laddove è radicata la naturale competenza territoriale.

L’udienza si è tenuta nell’aula bunker di Rebibbia a Roma perché a Catanzaro non vi è alcuna location in grado di ospitare il numero, enorme, di imputati e avvocati. Gli imputati sono 452 mentre altri 4 hanno chiesto il giudizio immediato e tra loro l’ex parlamentare di Forza Italia e avvocato Giancarlo Pittelli. In aula oggi era presente anche il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ed il pool antimafia – Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci, Andrea Mancuso – che ha coordinato le indagini svolte dai carabinieri. Gratteri ha definito l’inchiesta «la pietra angolare nella conoscenza della ‘ndrangheta e di questa nuova frontiera del crimine di matrice calabrese che si serve dei colletti bianchi per gestire il potere» ed ha ribadito che «in questo processo c’è un’altissima percentuale di quella che convenzionalmente viene definita zona grigia, colletti bianchi. Ci sono molti professionisti, molti uomini dello Stato infedeli che hanno consentito anche a questa mafia di pastori, con la forza della violenza e con i soldi della droga, di essere oggi mani e piedi nella pubblica amministrazione e nella gestione della cosa pubblica».

Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di ben 438 capi di imputazione. L’accusa ha individuato 224 parti offese che potrebbero diventare altrettante parti civili nel processo. E proprio la costituzione di parte civile ha occupato gran parte della prima udienza. Tra chi ha avanzato la richiesta di costituzione di parte civile vi sono la Regione Calabria, i Comuni di Vibo Valentia, Tropea, Ricadi, Zungri, Mileto, Filogaso, Filandari, Stefanaconi, Zungri, Pizzo, Limbadi, San Gregorio, Sant’Onofrio, la Provincia di Vibo Valentia, l’associazione antiracket di Vibo, la Banca di credito cooperativo, la Fondazione nazionale antiusura, l’assicurazione Allianz, Naon Insurance. E poi privati come G.S.B vittima di usura, e la titolare di una sartoria e vittima di estorsione che dopo la denuncia vive in una localita’ protetta con i figli.

L’inchiesta ha colpito tutte le cosche del Vibonese, a cominciare dai Mancuso di Limbadi e poi i La Rosa, di Tropea; la consorteria Fiare’-Razionale-Gasparro a capo della locale di San Gregorio d’Ippona; i Lo Bianco-Barba e i Camillo-Pardea di Vibo Valentia città; gli Accorinti di Zungri; i Piscopisani a capo della locale di Piscopio; i Bonavota di Sant’Onofrio; i Cracolici di Filogaso e Maierato; i Soriano di Filandari, Ionadi e San Costantino; i Pititto-Prostamo-Iannello della societa’ di Mileto; i Patania della locale dominante a Stefanaconi. Nomi noti nel panorama criminale nazionale e internazionale, finiti più volte nelle varie operazioni antimafia che hanno colpito la ‘ndrangheta Vibonese che dalla Calabria estende le sue ramificazioni fino alle regioni del nord Italia e nel resto d’Europa grazie soprattutto al traffico di droga.

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venerdì, 11 Settembre 2020 - 19:47
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