Maradona, la veglia di Napoli per il suo ‘Dio’ (del calcio). E de Magistris vuole intitolare il San Paolo a Diego


Napoli piange e veglia il suo ‘Dio’ (del calcio) davanti al murale che svetta lungo l’ala di un palazzo sgarrupato in via Emanuele De Deo ai Quartieri Spagnoli. Qui in serata si raduna una folla composta e muta, con lo sguardo perso nel vuoto mentre piccole candele accese vengono posizionate sopra un muretto a mo’ di lumino votivo e un fumogeno colora di rosso la notte calata sulla città.

Spuntano anche le bandiere delle squadre dove Maradona ha scritto la sua storia. E quella azzurra colora la triste notte partenopea. Partono i cori spontanei, che richiamo gli ‘inni’ che a suo tempo i tifosi crearono per Diego: «Oh Mamà Mamà Mamà, Oh Mamà Mamà Mamà, Sai perchè mi batte il Corazon, Ho visto Maradona…»; e subito dopo «Ole, Ole Ole Oleee… Diego, Diegooo».

In radio, intanto, è un tripudio di aneddoti regalati da tifosi in lacrime, uomini fatti che hanno vissuto le stagioni dei due scudetti, le magie del numero 10. I social, poi, sono un immenso diario dei ricordi, che unisce generazioni di persone.

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Napoli piange e veglia. Affolla i luoghi simbolo per onorare Maradona ma senza dimenticare di indossare (nella maggior parte dei casi) la mascherina e di mantenere (per quanto possibile) le distanze. A Fuorigrotta, davanti alla Curva B dello stadio San Paolo (nella parte esterna che dà sula strada), viene affisso uno striscione per rendere omaggio al genio argentino: “’O re immortale, il tuo vessillo mai smetterà di sventolare”. Fiori e candele vengono deposte davanti alle cancellate d’accesso dell’impianto, mentre cori e canzoni dedicati a Maradona rompono il silenzio di questa insolita sera di ‘zona rossa’. Dentro, il rettangolo verde è illuminato a giorno e lo resterà tutta la notte.

Domani sera ci giocherà il Napoli, impegnato nel match di Europa League contro lo Rijeka, in quello stadio San Paolo che ora il popolo partenopeo, compreso il sindaco, Luigi de Magistris, vuole che sia intitolato proprio a Maradona. Anche Aurelio de Laurentiis è d’accordo e lancia un’idea: «Domani voglio trasmettere il volto di Maradona per tutta la partita». Sarà un omaggio, al quale ne seguiranno degli altri. Anzitutto, il sindaco ha deciso di proclamare il lutto cittadino per la morte di Maradona.

E così il dolore di Napoli e dei napoletani si unisce simbolicamente a quello degli argentini. «Maradona ci ha dato solo felicità, siamo eternamente in debito – ha detto il capo dello Stato Alberto Fernandez, che ha decretato tre giorni di lutto nazionale – Maradona era un uomo assolutamente genuino, che ha espresso tutto con la forza con cui giocava a calcio».

Una forza che ha consentito al Napoli di vincere un primo scudetto che sembrava impossibile. Diego si caricò sulle spalle una squadra intera e nel 1987 la trascinò verso la vittoria. Fu Corrado Ferlaino, allora presidente degli azzurri, a volerlo nella rosa: nel 1984 pagò 13 miliardi di lire al Barcellona e diede via al mito. «Ti voglio bene – dice mesto Ferlaino – e i napoletani ti vorranno sempre bene».

mercoledì, 25 Novembre 2020 - 21:51
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