Caso Tav, è gelo tra Salvini e Di Maio
Conte sposa la linea dei grillini e valuta la revisione integrale del progetto

I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio
di Federico Felici

Matteo Salvini è pronto a far saltare il banco. Forte anche dei consensi sempre crescenti che dalle Politiche ad oggi hanno fatto della Lega il partito più forte all’interno della coalizione dei centrodestra, il che ribalta i rapporti di forza con Forza Italia e Silvio Berlusconi che si troverà a diventare la stampella del Carroccio qualora, in caso di nuove elezioni, gli azzurri, la Lega e Fratelli d’Italia dovessero fare cartello per correre insieme. La realizzazione della Tav è l’oggetto della guerra che è scoppiata tra Salvini e il Movimento Cinque Stelle, con un Luigi Di Maio che sembra quasi interdetto dalla volontà dell’alleato di mettere fine all’esperienza governativa. «Sono sbalordito dalla minaccia di una crisi di governo che viene da Salvini, è un comportamento irresponsabile. E per cosa poi? Perché noi chiediamo di far avviare un’interlocuzione tra il premier Conte la Francia e l’Ue che è dentro il contratto di governo e allo stesso tempo di non impegnare i soldi dei cittadini per un’opera che va ridiscussa?», afferma Di Maio all’uscita da Montecitorio dopo l’assemblea dei gruppi M5S.

Il punto è che in questa partita la Lega è quella che ha più da perdere. E Salvini lo sa. La quasi totalità del suo elettorato è favorevole alla realizzazione dell’opera. Il sondaggio di ‘Noto Sondaggi’ dice che i sì rappresentano il 70%-80% della base elettorale. Nel Movimento Cinque Stelle, dove c’è un elettorato più eterogeneo, i sondaggi stimano un 65%-70% contrario alla Tav. Uno scenario confermato anche da altri sondaggi. Anzi, Nicola Piepoli ritiene addirittura che la maggioranza degli elettori dei Cinque Stelle veda con favore la Torino-Lione, dunque il ‘no’ si ridurrebbe solo agli estremesti del Movimento. Ecco perché smarcarsi dalle posizioni iniziali sarebbe più dannoso per Salvini. Ed ecco perché la strategia del prendere tempo di Di Maio è invece allo stato quella più efficace per i grillini. Su un dato però gli elettori di Lega e Cinque Stelle sembrano essere quasi tutti d’accordo: nessuno vuole che il Governo cada. E in questo senso i commenti che in questi ore stanno inondando le bacheche dei social tanto di Salvini quanto di Di Maio diventano un ottimo termometro per i due leader per capire quale sia la strategia migliore per uscire da questo braccio di ferro che dura ormai da giorni.

Sullo sfondo poi restano le posizioni dei costruttori, che avvertono il Governo sull’importanza di non dire ‘no’ alla Tav anche perché questo significherebbe rilanciare l’immagine di una maggioranza che vuole arrestare l’immagine del Paese. Ed è proprio questo che Salvini, che guarda da sempre ai costruttori, vorrebbe evitare: il rischio è che gli investitori potrebbero in futuro perdere fiducia nell’Italia e dunque decidere di non investire più. Il malcontento dei costruttori è cavalcato da Partito democratico e Forza Italia, che premono sull’importanza della Tav.
Come finirà il braccio di ferro, lo si saprà nelle prossime ore: il tempo è ormai agli sgoccioli, perché ci sono bandi da oltre due miliardi che devono partire, e il Governo deve decidere se bloccarli oppure no. Certo è che il premier Giuseppe Conte, investito del delicato compito di provare a trovare una sintesi tra le posizioni – diametralmente opposte – di Salvini e Di Maio, sembra essere intenzionato a perorare la causa della revisione integrale del progetto con la Francia e con Bruxelles. Tradotto: si punta a una sorta di mini Tav e a raddoppiare la linea storica del Frèjus, con una consistente riduzione dei costi. Una strada che piace ai Cinque Stelle. «Ho forti dubbi sulla convenienza della Tav. Me ne assumo la responsabilità: non sono affatto che sia quello di cui l’Italia ha bisogno», aveva detto Conte ieri in conferenza stampa da Palazzo Chigi.

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venerdì, 8 marzo 2019 - 13:56
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