Emergenza carceri, allarme del Garante: «Detenuti aumentati di 2.047 unità, sovraffollamento non è fake news»

Cella Carcere

Nell’ultimo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 2.047 unità, con un andamento progressivo «crescente e preoccupante, quantunque non abbia ancora raggiunto il livello di alcuni anni fa quando proprio il sovraffollamento portò alla condanna da parte della Corte europea per i diritti umani». Lo rileva il Garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma, nella sua relazione al Parlamento, evidenziando che «questo aumento si riverbera sulle condizioni di vita interna e sul sovraffollamento, che non è una fake news, che muterebbe di ben poco anche se si adottassero parametri più restrittivi entro i limiti internazionalmente previsti».

Il Garante, inoltre, sottolinea che, nello stesso tempo, «il numero di coloro che sono entrati in carcere dalla libertà è diminuito di 887 unità: l’aumento non è quindi ascrivibile a maggiori ingressi, bensì a minore possibilità di uscita. Questo dato deve far riflettere perché puà essere determinato da più fattori: l’accentuata debolezza sociale delle persone detenute che non le rende in grado di accedere a misure alternative alla detenzione, per scarsa conoscenza o difficile supporto legale, la mancanza soggettiva di quelle connotazioni che rassicurino il magistrato nell’adozione di tali misure, o, infine, un’attenuazione della cultura che vedeva proprio nel graduale accesso alle misure alternative un elemento di forza nella costruzione di un percorso verso il reinserimento».

Le ‘ristrettezze’ dei numeri del personale penitenziario «certo non seguono la crescita del numero dei ristretti», afferma il Garante che richiama «l’attenzione del Parlamento» su due aspetti: «Il primo è che nel luogo di ricostruzione, o a volte di costruzione, del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità stessa – scrive nella sua relazione – il secondo che l’attenzione geometrica alla ‘cella’ non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative. Il nostro modello di detenzione continua, al contrario, a essere imperniato, culturalmente e sul piano attuativo, sulla permanenza nella ‘cella’, così vanificando la proiezione verso il dopo e il fuori». Palma, infine, ricorda «l’evento più drammatico avvenuto nel carcere nell’ultimo anno: la morte di due bambini per mano della propria madre rinchiusa con loro in carcere».

Una situazione, dichiara il Garante, «che non ha colpevoli interni in senso stretto, e le stesse indagini disciplinari si sono chiuse in tal senso, ma che forse trova tutti noi colpevoli di non saper prospettare soluzioni diverse a queste drammatiche vite, segnate da reati, forse da malattia, non prive mai però della necessità della nostra ‘pietas’ e del nostro interrogarci su quanto di diverso avremmo potuto fare».

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mercoledì, 27 marzo 2019 - 09:49
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