Notre-Dame, cosa resta dopo l’incendio Secondo gli esperti la Cattedrale risorgerà tra venti-trent’anni

Notre-Dame
L'incendio che ha divorato la Cattedrale di Notre-Dame

I vigili del fuoco, quattrocento in tutto, hanno lavorato tutta la notte per cercare di salvare quanto più possibile della Cattedrale di Notre-Dame dalle fiamme sviluppatesi ieri sera, dieci minuti prima delle sette, nel settotetto dove erano in corso i lavori di restauro. Le fiamme sono state spente dopo diverse ore, poi si è proceduto con l’opera di raffreddamento. Un lavoro faticoso, reso ancora più complicato dall’impossibilità di usare i Canadair che il getto d’acqua dall’alto avrebbe rischiato di fare collassare la struttura già lacerata dall’inferno di fuoco.

Adesso però si contano i danni, si fa la stima di cosa è stato risparmiato dalle fiamme. Da cosa si deve ripartire per fare rinascere la Cattedrale a nuova vita: esperti del settore stimano che, nella migliore delle ipotesi, ci vorranno tra i venti e i 30 anni prima di riuscire a varcare nuovamente l’ingresso del gioiello di architettura gotica. Buona parte del tetto è crollato, precipitando all’interno della Cattedrale. E’ crollata anche la guglia, ma per fortuna sono salve le 16 statue in bronzo (che raffiguravano Gesù, i 12 apostoli e simboli evangelisti) presenti sulla base della guglia ma solo perché esse erano state spostate pochi giorni fa proprio per via dei lavori di manutenzione. Sono andate distrutte anche tre vetrate a forma di rosa, due del 1250 e una del 1225. La struttura però è salva, anche se comunque bisognerà intervenire con dei lavori perché il fumo, i crolli e l’acqua hanno comunque provocato dei danni sui quali non si potrà soprassedere.

Al centro della navata, dove sono precipitati prezzi della guglia, la croce è rimasta intatta. Il presidente Macron ha promesso che la Cattedrale rinascerà e ha lanciato un appello ai francesi per una raccolta fondi necessaria a dare ossigeno ai lavori. La famiglia Pinault ha già risposto all’appello di Macron annunciando che donerà un contributo di 100 milioni di euro attraverso la società di investimenti Artemis per i lavori che serviranno nella prevedibile lunga ricostruzione. Prima però che le nuove opere abbiano inizio, è necessario che la procura di Parigi completi la sua inchiesta. Un’inchiesta che richiederà tempo. Si indaga per «distruzione involontaria a mezzo incendio», un’ipotesi che dunque esclude l’origine dolosa e spazza subito via le voci e le tesi – che ieri sera subito si sono ricorse – di un possibile attentato dell’Isis. Sostenitori dell’Isis hanno però gioito sui social per la ferita inferta alla Francia, ma con il rogo non c’entrano.

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martedì, 16 aprile 2019 - 11:48
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