Processo ‘Olimpo’, è subito scontro tra pm e difesa: il ‘nodo’ intercettazioni monopolizza l’udienza

L'imprenditore stabiese Adolfo Greco
di Roberta Miele

Quello che segue è un articolo di approfondimento sul processo scaturito dall’inchiesta ‘Olimpo’ che ha travolto i clan stabiese e un noto imprenditore della zona. L’approfondimento è stato pubblicato sul numero di oggi del quotidiano digitale disponibile, a pagamento, a partire dall’una di notte. Questo articolo fa parte dei numerosi approfondimenti che Giustizia News24 realizza sul quotidiano digitale, disponibile su abbonamento, e che integra l’informazione gratuita offerta sul sito. I contenuti del quotidiano digitale sono raramente disponibili sul sito che è consultabile gratuitamente. 

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Sei imputati, il Comune di Castellammare parte civile e il ‘nodo’ intercettazioni. Avvio tribolato, ieri mattina, al processo di primo grado scaturito dall’inchiesta ‘Olimpo’, quella che ha colpito i vertici della camorra del circondario stabiese e che ha travolto anche il noto imprenditore Adolfo Greco, attualmente detenuto in prigione. Sotto accusa ci sono sei persone, che hanno deciso di proseguire col dibattimento dopo la notifica del giudizio immediato (altri imputati hanno invece optato per il rito abbreviato e compariranno dinanzi al gip a ottobre). Oltre a Greco sono imputati il boss Luigi Di Martino ‘o profeta (a capo dei Cesarano), Michele e Raffaele Carolei (fratelli del ras Paolo, pure lui dei Cesarano), Attilio Di Somma e Umberto Cuomo. Le accuse contestate a vario titolo sono di estorsione, tentata e consumata, aggravata dalla matrice camorristica: in questo scenario Greco, il ‘re del latte’, è accusato di avere fatto da anello di congiunzione tra i malavitosi che imponevano il pizzo e alcune vittime. Nel filone con rito abbreviato, invece, Greco si è costituito parte civile come vittima del ‘pizzo’.

L’udienza si apre subito con lo scontro tra le parti sulla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal Comune di Castellammare di Stabia e dall’associazione Sos Impresa. L’avvocato Vincenzo Maiello, che assiste Greco insieme al penalista Ettore Stravino, si oppone all’ingresso dell’Ente e dell’associazione perché, spiega, entrambi fanno riferimento ad un «fantomatico reato associativo», che in realtà non è oggetto della contestazione. Inoltre, l’ente territoriale – continua l’avvocato – chiede di costituirsi sulla scorta di un danno commesso da un privato nei confronti di un altro privato. Di tutt’altro parere il pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Dopo circa un’ora di camera di consiglio, il collegio del Tribunale di Torre Annunziata (presidente Riccardo Sena, a latere Adele Marano e Ausilia Sabatino) mette una pietra sopra le contestazioni, accogliendo la richiesta. Soddisfatto il sindaco Gaetano Cimmino, che nel pomeriggio dichiara: «L’Ente si è costituito parte civile perché è quello che andava fatto» per dissipare «il clima di ombre e di sospetti». «Noi stiamo liberando Palazzo Farnese – continua – dal degrado politico e burocratico che affliggeva l’Ente, denunciando in Procura e pubblicamente tutto ciò che non va, agendo sul territorio per mandare un chiaro messaggio: il registro è cambiato e nessun imprenditore colluso, poco attento o abusivo ci fermerà». Senza mezzi termini Cimmino conclude attaccando i suoi predecessori che «nel migliore dei casi, ha lasciato correre. Sulla pelle dei cittadini stabiesi».

Superato il tema ‘parti civili’, l’udienza si accende al momento dell’ammissione dei mezzi istruttori. I difensori si oppongono alla trascrizione delle intercettazioni richiesta dalla pubblica accusa, trascrizione che è condizione indispensabile per l’escussione dei testi e l’analisi degli elementi. Le intercettazioni, contestano gli avvocati (nel collegio anche Francesco Romano, Michele Riggi, Francesco Schettino, Antonio Garofalo e Agostino D’Auria), presentano una serie di ‘omissis’. «Un vuoto informativo» che non consente il diritto di difesa, osserva l’avvocato Maiello. Dello stesso tenore l’intervento dell’avvocato Francesco Romano (difensore di Michele Carolei) che chiede di conoscere le motivazioni a sostegno dell’autorizzazione delle intercettazioni. Durante le indagini il pm, continua la difesa, ha necessità di segretezza investigativa, ma a dibattimento è necessaria la discovery, ossia la rivelazione di tutto il materiale acquisito per permettere alla difesa di formulare le dovute contestazioni. Il tira e molla tra le parti sfocia in una dura polemica. Il pm prova a fermare le istanze della difesa con una provocazione: «È un’induzione a commettere un errore. Io dovrei rivelare un segreto d’ufficio. Io vorrei che questo verbale venisse trasmesso in procura oltre che al consiglio dell’ordine. Io vengo invitato a commettere un reato.». Sulla polemica mette una pietra tombale il collegio giudicante che chiede all’accusa di depositare i decreti oggetto della diatriba in settimana, al fine di poter discutere della loro rilevanza ai fini processuali e quindi di poter decidere della trascrizione delle intercettazioni già durante la prossima udienza: la riserva sarà sciolta l’8 luglio. Altre eccezioni preliminari sono sollevate dalle difese circa la lista di testi presentata della pubblica accusa, che chiede l’esame degli imputati e di collaboratori di giustizia. Una «pseudo-lista», secondo l’avvocato Maiello, depositata in maniera del tutto irrituale, dunque inesistente ai fini del processo. Respinta anche questa eccezione dal tribunale oplontino che mette un punto all’udienza stilando il calendario delle prossime udienze. Da settembre fino a novembre sono previste le ‘sedute’ per l’esperimento dell’attività istruttoria.

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martedì, 2 luglio 2019 - 12:23
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