Addio a Luciano De Crescenzo, l’ingegnere della Ibm che mollò tutto per raccontare la filosofia, i miti greci e la sua Napoli


Ha raccontato con grazia, leggerezza e ironia la filosofia, rendendola accessibile a tutti. Ha raccontato con la stessa leggerezza e spirito di avventura l’Odissea, riuscendo a ricondurre ad una dimensione più umana e anche più sfaccettata l’eroico Ulisse in ‘Ulisse era un fico’ dove sì si esaltavano le gesta del re di Itaca, l’uomo del multiforme ingegno per dirla con le parole di Omero, ma dove si mettevano a nudo anche le sue debolezze, anche i suoi lati oscuri.

Ha narrato la sua Napoli (è nato nel quartiere San Ferdinando) nel suo celebre ‘Così parlò Bellavista’, lasciando immagini e pensieri indimenticabili che racchiudevano tutto il suo amore per la città di Partenope, per la sua gente. «Quando un cristiano sente il desiderio di prendere un caffè, non è perché vuole bere un caffè, ma perché ha avvertito il bisogno di entrare di nuovo in contatto con l’umanità, e quindi deve interrompere il lavoro che sta facendo, invitare uno o più colleghi ad andare a prendersi il caffè insieme, camminare al sole fino al bar preferito, vincere una piccola gara con annessa colluttazione per chi offre i suddetti caffè, fare un complimento alla cassiera, due chiacchiere sportive con il barista ed il tutto senza dare alcuna istruzione sul tipo di caffè preferito, dal momento che un vero barista deve già conoscere il gusto del suo cliente. Tutto ciò è rito, è religione, e lei non me lo può sostituire con una macchinetta che da una parte si ingoia le cento lire e dall’altra mi versa un liquido anonimo e inodore!», è uno dei passaggi del libro.

E insieme ai testi ha regalato anche film tratti dai suoi testi, come “32 dicembre” (film a episodi ispirato al suo libro Oi dialogoi), Così parlò Bellavista (con cui vinse 2 David di Donatello).

Luciano De Crescenzo, l’ingegnere della Ibm che mollò il suo posto di lavoro sicuro (dopo 20 anni) per coltivare la sua passione di ‘scrittore divulgatore’, se n’è andato in punta di piedi nel primo pomeriggio di oggi. Era ricoverato da due settimane presso l’UOC di Pneumologia del Gemelli a Roma. Il prossimo mese avrebbe compiuto 91 anni. Accanto a lui i familiari e gli amici più cari che lo hanno accompagnato anche nell’ultima fase della sua malattia. Accanto a lui, adesso, c’è la Napoli che l’ha amato e che lui ha amato. Accanto a lui ci sono quelli che hanno scoperto il valore del ‘tempo’ e della ‘morte’ con «Storia della filosofia greca. I presocratici», quelli che hanno sognato con i miti greci raccontati in «Zeus. I miti dell’Amore» o in «Zeus. I miti degli eroi». Ci sono quelli che, sfogliando le prime pagine de ‘Il tempo e la felicità’, hanno vissuto per davvero l’incredibile scoperta (immaginaria, ovviamente) che il protagonista del libro (De Crescenzo) fa conducendo degli scavi nella cantina della propria casa romana: le risposte di Lucilio (mai esistite) alle lettere che Seneca gli scrisse nel I secolo dopo Cristo.

Accanto a lui ci sono quelli che hanno sorriso per la differenza filosofica tra l’albero di Natale e il presepe, con il primo – simbolo dei ‘nordici’ – che rappresenta i popoli di libertà e il secondo – simbolo dei meridionali – che appartiene ai popoli d’amore. Accanto a lui ci sono quelli che si sono imbattuti nel meraviglioso testo, ironico, poetico ma amaro, di «Zio Cardellino». E potremmo continuare ancora, ché la produzione letteraria è notevole. In ogni testo c’è però un comune denominatore: quella grazia, quella leggerezza, quella apparente semplicità di scrittura che ha fatto della filosofia, dei miti greci e di Napoli dei best sellers. Buon viaggio De Crescenzo.

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giovedì, 18 luglio 2019 - 17:21
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