Governo, ecco la squadra dei ministri: riconfermati Bonafede e Costa, boom di new entry e LeU si assicura la Sanità

giuseppe conte
Il premier Giuseppe Conte (foto Kontrolab)

Anche stavolta l’attesa è stata lunga. Alle 15.47, dopo un’ultima riunione fiume con le delegazioni di Cinque Stelle, Pd e LeU, il premier Giuseppe Conte scioglie la riserva e rende noti i 21 nomi della nuova squadra di ministri. Tantissime new entry, sia sul versante grillino che su quello del Partito democratico; rappresentanza di genere rispettata (le donne sono 7) e divisione bilanciata dei ministeri tra i due nuovi alleati di governo (9 ministri al Pd e 10 ai Cinque Stelle, uno in più perché – come annunciato ieri da Di Maio – in questa coalizione i grillini sono forza di maggioranza).

Sul versante del Movimento Cinque Stelle solo tre le conferme, come quella del grillino Alfonso Bonafede, che mantiene saldo il ministero della Giustizia e adesso potrà portare avanti la riforma del processo penale, civile e del Csm che aveva già preparato e che Salvini aveva malamente contestato dichiarandola «acqua fresca». Resta da capire se il testo subirà nuove modifiche alla luce di eventuali proposte del nuovo alleato di governo, ossia il Partito democratico. Confermato anche nel ruolo di ministro dell’Ambiente il generale Sergio Costa. Nella rosa resta anche Luigi Di Maio, che però lascia il ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico per passare a quello degli Affari esteri che era occupato dal ‘tecnico’ Enzo Moavero Milanesi. Il ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico resta comunque nelle mani dei Cinque Stelle ma si sdoppia: Conte ha scelto Stefano Patuanelli, attuale capogruppo per i grillini al Senato, per lo Sviluppo Economico mentre Nunzia Catalfo per il Lavoro e delle Politiche Sociali. Per Patuanelli è un incarico di prestigioso ma soprattutto problematico: sul tavolo del Mise sono aperte un centinaio di crisi aziendali e delicati dossier come quello di Alitalia e della Whirlpool (quest’ultima pochi giorni fa ha dato il benservito al decreto legge sulle crisi aziendali presentato da Di Maio con l’obiettivo di salvare lo stabilimento di Ponticelli, a Napoli, e i suoi 400 posti di lavoro). Il nome della catanese Nunzia Catalfo, invece, è strettamente legato al reddito di cittadinanza: è stata la prima firmataria della proposta di legge sul reddito di cittadinanza nel 2013 e sul salario minimo nella scorsa legislatura. E’ stata, inoltre, prima firmataria del disegno di legge sull’equo indennizzo e sul riconoscimento delle cause di servizio per la polizia locale.
La 35enne Fabiana Dadone, invece, andrà alla Pubblica amministrazione, ruolo che era della leghista Giulia Bongiorno. Debutto come ministro anche per Paola Pisano, alla quale va il nuovo ministero voluto con forza da Conte, quello all’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione: per la Pisano la materia non è una novità; la torinese infatti è stata sino ad oggi assessore comunale all’Innovazione nella giunta di Chiara Appendino. Ai Rapporti con il Parlamento va invece Federico D’Incà, vicino a Roberto Fico. Promozione, invece, per Lorenzo Fioramonti che da viceministro dell’Istruzione nel governo gialloverde adesso occuperà la carica di ministro, sempre all’Istruzione. L’ultimo ministero affidato ai grillino è quello allo Sport e alle Politiche Giovanili: il nome è quello del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Vincenzo Spadafora.

Andrà, invece, a un ‘tecnico’ il ministero dell’Interno, che per 14 mesi è stato appannaggio di Matteo Salvini, adesso ritrovatosi all’opposizione: la scelta è Luciana Lamorgese, prefetto a Milano sino a ottobre del 2018. Laureata in giurisprudenza e avvocato, Lamorgese ha prestato servizio alla prefettura di Varese, al ministero, nella direzione generale per l’amministrazione generale e per gli affari del personale e all’ufficio centrale per gli affari legislativi e le relazioni internazionali. Nel curriculum di Lamorgese, c’è anche il ruolo di capo di gabinetto del ministero dell’Interno con Alfano. La decisione di affidare a un ‘tecnico’ il ministero dell’Interno matura nell’ambito della strategia di segnare una discontinuità con il recente passato soprattutto nella modalità con la quale è stato affrontato il tema politico della lotta all’immigrazione. Lamorgese è la terza donna ministro dell’Interno dopo Rosa Russo Iervolino (governo D’Alema) e Annamaria Cancellieri (governo Monti).

Ministeri importanti per il Partito democratico, che anzitutto si assicura la casella dell’Economia: a Giovanni Tria succede Roberto Gualtieri, professore di Storia Contemporanea dell’Università di Roma ed europarlamentare. La scelta ricaduta su Gualtieri rientra nell’intento del premier di ritrovare una pace armoniosa con Bruxelles dopo le tensioni create da Salvini e dallo stesso di Di Maio: Gualtieri infatti è molto amato dall’Ue; dal 2014 inoltre è presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al Parlamento europeo. Anche il ministro della Difesa, che era occupato dalla grillina Elisabetta Trenta, va ai dem: il nome è quello di Lorenzo Guerini, deputato ed ex vicesegretario del Pd, già eletto nel 2018 presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). Guerini è noto per le sue capacità di mediatore e tessitore di compromessi. Alle Infrastrutture arriva Paola De Micheli, che sostituirà il grillino Danilo Toninelli. Teresa Bellanova dirigerà il ministero dell’Agricoltura, mentre al Mezzogiorno arriva Giuseppe Provenzano che subentra alla grillina Barbara Lezzi. Torna al ministero dei Beni Culturali Dario Franceschini, che assume anche la delega al Turismo. Agli Affari regionali ed autonomie va Francesco Boccia, mentre Enzo Amendola (già sottosegetario agli esteri del governo Gentiloni) guiderà il ministero agli Affari europei. Al ministero della Famiglia va la renziana Elena Bonetti, professore associato di analisi matematica all’Università di Milano: il suo nome è una novità, trapelata solo nelle ultime ore di questa giornata. Inizialmente le indiscrezioni davano un’altra renziana proiettata verso questo ministero, Anna Ascani.

Chiude la rosa della squadra di governo il nome di Roberto Speranza, in quota LeU, che in Parlamento conta appena 18 parlamentari (4 senatori e 14 deputati): Conte gli ha assegnato il ministero della Sanità (che fu della grillina Giulia Grillino), un incarico di rilievo che va in qualche modo a compensare il sostegno che Liberi e Uguali ha dato alla formazione del governo giallorosso.

Infine, per il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio il premier ha scelto il cinquestelle Riccardo Fraccaro, testa d’ariete del Movimento nelle battaglie anti-vitalizi, che attualmente era ministro dei Rapporti con il Parlamento.

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mercoledì, 4 settembre 2019 - 16:12
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