Camorra a Miano, dalla faida con i Cifrone alle piazze di spaccio aperte h24: gli affari dei ‘nuovi’ Lo Russo | I nomi degli arrestati

La procura di Napoli
di Manuela Galletta

Trentacinque misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari Claudio Marcopido del Tribunale di Napoli, 32 quelle effettivamente eseguite. A scaglioni. Perché stamattina, quando è scattato il blitz congiunto di carabinieri e Direzione investigativa antimafia, l’operazione ha consentito di bloccare subito 24 persone. Altre otto sono state rintracciate dopo le 8 e mezza del mattino. L’ultima, in ordine di tempo, è stata bloccata intorno alle 15: si tratta di Mario De Marinis, arrestato mentre stava andando a costituirsi. Mancano all’appello tre indagati, tutti destinatari di ordinanza di custodia cautelar in carcere.

E’ il bilancio dell’inchiesta sulla camorra di Miano, quartiere alla periferia nord di Napoli, che ha fotografato il rinnovamento dei quadri di vertice del clan Lo Russo, una cosca dura a morire nonostante le numerose inchieste, gli arresti e i pentimenti di esponenti di primo piano della famiglia soprannominata ‘i capitoni’. E proprio il pentimento di personaggi come Carlo Lo Russo e Antonio Lo Russo, ha imposto al sodalizio di darsi un nuovo assetto per continuare a gestire i business delle estorsioni e dello spaccio di stupefacenti, che si confermano le principali fonti di sostentamento del sodalizio. Un inciso: tra le piazze di spaccio più redditizio, ha evidenziato l’inchiesta, vi era quella tra via Vittorio Emanuele III e via Valente, denominata ‘abbasc ‘o Mexico’ dal nome del bar Mexico che si trovava nelle vicinanze. «La piazza è organizzata su più turni, in funzione anche di notte – scrive il gip Marcopido – addirittura impiegando più spacciatori per ogni turno».

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Tornando all’organigramma della cosca, l’inchiesta coordinata dai pubblici ministeri della Dda di Napoli Enrica Parascandolo e Alessandra Converso ha indicato come nuovi reggenti Gianluca D’Errico, Giovanni Scarpellini e Matteo Balzano, tutti portati in carcere con accuse che vanno dall’associazione di stampo mafioso al traffico di droga, passando per il possesso di armi. Erano loro a impartire le direttive agli affiliati, ma non senza confrontarsi con storici riferimenti del clan Lo Russo: Salvatore Silvestri, già condannato per camorra e pochi giorni fa condannato in primo grado (all’esito del rito abbreviato) a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Patrizio Serrao (ammazzato l’11 gennaio del 2012), ha continuato a dettare ordini dal carcere, sfruttando un telefonino cellulare – un iPhone per l’esattezza – entrato in chissà come in suo possesso.

Anche Silvestri si è visto notificare in prigione una nuova ordinanza in carcere ancora una volta per associazione mafiosa (contestazione che, solo per lui, parte dal 2015 e arriva sino ai giorni nostri) e droga. Alla sua posizione è legata quella della moglie Maria Trambarulo, nipote del più noto Gennaro che gli inquirenti considerano un elemento di spicco dell’Alleanza di Secondigliano: la donna, finita in carcere, è indicata come la portavoce del marito detenuto. Dall’inchiesta è emerso che Maria Trambarulo «garantiva i collegamenti tra il compagno e gli altri affiliati» ed era «preposta al recupero dei crediti vantati da Silvestri e ai traffici di usura». Proprio le conversazioni intercorse tra Silvestri e la donna costituiscono la parte dell’inchiesta più forte. La coppia ha parlato praticamente di tutto, offrendo anche elementi di disappunto per la gestione dei pagamenti agli affiliati.

Del gruppo criminale guidato da Balzano, Scarpellini e D’Errico – la cui base operativa era «abbasc Milano», ossia nella parte bassa del quartiere – vi era anche Stefano Bocchetti, ammazzato lo scorso 23 dicembre: la procura ne aveva chiesto l’arresto in carcere. Bocchetti, nello specifico, faceva parte della ‘batteria’ di fuoco che firmava le cosiddette ‘stese’ di camorra, i raid armati finalizzati a testimoniare la forza del clan di appartenenza.

Dall’inchiesta è anche emerso che Balzano e Scarpellini si muovevano in prima persona per compiere estorsioni, ‘lavoro’ solitamente commissionato alla manovalanza. Il loro nome è legato al pressing esercitato sul titolare di una caffetteria sita a Villaricca: «Domani ci devi portare 20mila euro, altrimenti ti uccidiamo» è stata una delle minacce rivolte alla vittima. Non solo: i reggenti della cosca erano in prima linea anche nello scontro con il gruppo guidato dai cugini Gaetano e Luigi Cifrone, un tempo affiliato al clan Lo Russo e poi messosi in proprio dopo il pentimento dei capi storici del sodalizio. Proprio Luigi Cifrone, il 12 settembre dello scorso anno, è stato bersaglio di un atto intimidatorio da parte dei ‘nuovi’ Lo Russo: un incendio doloso ha interessato il suo appartamento. Quel raid, dicono oggi gli inquirenti, «fu il frutto di una deliberazione programmata dal gruppo facente capo a Matteo Balzano». Quel raid, si legge oggi nell’ordinanza, è contestato a Balzano ma anche al defunto Stefano Bocchetti, Giovanni Borriello, Gianluca D’Errico, Giovanni e Salvatore Scarpellini. (Sul quotidiano digitale di domani sabato 8 febbraio saranno disponibili approfondimenti sull’inchiesta. Il quotidiano digitale è accessibile su abbonamento)

Ordinanza di custodia cautelare in carcere:
Balzano Matteo
Borriello Giovanni
Contiello Angelo
D’Aria Patrizio
D’Errico Gianluca
De Marinis Mario
De Marinis Salvatore
Garnier Gaetano
Gervasio Francesco
Mallardo Ciro
Marcello Giuseppe
Minervino Vincenzo
Natale Alberto
Patierno Cristian
Pesacane Angelo
Peluso Alessio
Sansone Salvatore
Scarpellini Salvatore
Sepe Alessio
Silvestri Pasquale
Silvestri Salvatore
Trambarulo Maria
Valentino Marco
Velotti Salvatore
Scarpellini Giovanni

Ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari
Covelli Luca

Divieto di dimora in Campania
Bosti Mariarca
Caiazzo Maria
Carrese Vincenza
Ciotola Cira
Torre Martina

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venerdì, 7 febbraio 2020 - 15:51
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