Coronavirus, l’Asl Napoli 2 Nord sperimenta un farmaco per malattie rare: 2 pazienti escono dalla terapia intensiva

(Foto Kontrolab)

Più farmaci si sperimentano, più aumentano le possibilità di trovare la soluzione al Covid-19. Con questo approccio scientifico in tutto il mondo si cerca di capire se qualcuno funziona meglio degli altri. E con lo stesso metodo l’Asl Napoli 2 Nord ha iniziato la somministrazione di eculizumab, un anticorpo monoclonale prodotto con la tecnologia del Dna ricombinante e approvato per il trattamento di malattie rare: la sindrome emolitico uremica atipica e l’emoglobinuria parossistica notturna.

Dunque, mentre all’ospedale Cotugno si somministra il tocilizumab, nei nosocomi di Pozzuoli, Ischia, Frattamaggiore e Giugliano, sotto la lente di ingrandimento di un centro di ricerca di Boston, si utilizza su venti pazienti la stessa terapia di Boston. Entrambi i farmaci contrastano la risposta infiammatoria polmonare determinata dal coronavirus. Però se il medicinale del professor Ascierto interviene nella parte finale del processo infiammatorio, l’eculizumab ha effetto a monte.

Attualmente due pazienti giovani trattati con questi protocolli terapeutici sono già usciti dalla terapia intensiva e sono stati trasferiti nella degenza ordinaria. La terapia presto sarà adottata anche dal Ruggi D’Aragona di Salerno, mentre è già in uno in un centro francese. Il protocollo sperimentato a Boston prevede che il trattamento debba essere praticato solo su pazienti che non siano stati già intubati, mentre nell’Asl Napoli 2 Nord viene somministrato anche a chi è stato intubato da non più di 24 ore. Insieme all’eculizumab, inoltre, vengono utilizzanti anche gli anticoagulanti. «Tutti pazienti presentavano resistenze del circolo polmonare elevate – spiega Gaetano Facchini, ricercatore appena trasferitosi dal Pascale – Abbiamo ipotizzato, allora, che tale fenomeno fosse legato a un interessamento del sistema circolatorio polmonare e che il virus potesse provocare fenomeni trombotici nel microcircolo polmonare».

Di qui, «la scelta di trattare tutti i pazienti con una forte terapia anticoagulante adeguata». Intuizione confermata dalle prime autopsie su pazienti Covid in Emilia-Romagna «che confermano un diffuso interessamento del sistema circolatorio periferico polmonare e non solo». «Anche se siamo nelle primissime fasi – sottolinea – ad oggi la combinazione degli anticoagulanti con l’eculizumab ci sta dando risultati interessanti che vogliamo presentare e mettere a disposizione della comunità scientifica internazionale». Per questo le prossime settimane i risultati delle sperimentazioni verranno pubblicati su una rivista scientifica internazionale.

Nell’Asl Napoli 2 Nord si respira un certo ottimismo. «Questo approccio ci sta dando buoni frutti perché ci sta permettendo di sviluppare approcci terapeutici originali, a partire dalla clinica. – afferma Fabio Giuliano Numis, primario della Medicina d’Urgenza del Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli – Le ricerche su questi farmaci nascono esattamente da questo modo di lavorare». Per il direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord, Antonio d’Amore, «questo studio è frutto di un lavoro comune fatto dai medici, gli infermieri, gli operatori sociosanitari, i farmacisti, i biologi, i tecnici». «È motivo di grande orgoglio vedere che una ricerca potenzialmente tanto importante parta da un’Azienda Sanitaria territoriale campana – conclude – Il nostro Sistema Sanitario ha capacità, competenze e risorse enormi che stanno evidenziando tutta la propria valenza in questo momento di difficoltà per tutti noi. Da queste persone e da queste competenze dobbiamo ripartire».

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mercoledì, 8 Aprile 2020 - 17:51
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