Mafia, 91 arresti tra Milano e Palermo: smantellati 2 clan. Le mani delle cosche sulle aziende in crisi per il Coronavirus

guardia di finanz

Erano pronti a sfruttare l’emergenza economica causata dal Coronavirus per aziende e imprese del territorio. La mafia ha individuato nel Covid 19 un ‘alleato’ per la propria azione criminale, un passe-partout che avrebbe consentito facile accesso in quelle realtà imprenditoriali messe in ginocchio dalla crisi. Questa è la fotografia che emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo che questa mattina ha portato all’ arresto di 91 persone considerate boss, gregari e ‘semplici’ estorsori al servizio di Cosa Nostra. Nell’ordinanza che ha portato alle misure cautelari, è lo stesso gip a scrivere che l’indagine è maturata in un contesto ormai diventato «assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo» visto il lockdown di due mesi per moltissime aziende.

L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza ha dunque portato alll’arresto di 91 soggetti, tra cui anche prestanomi, appartenenti a due storici clan del capoluogo siciliano. Un maxiblitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Francesco Lo Voi che aveva nel mirino le cosche dei Ferrante e dei Fontana, considerate dagli investigatori storiche famiglie mafiose palermitane.

Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa. In particolare, è stata svelata l’ingerenza dei due clan negli appalti e nelle commesse sui lavori ai cantieri navali di Palermo, ma anche nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online, nel traffico di droga e nelle corse dei cavalli. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.

I nomi finiti nell’inchiesta sono noti da decenni negli ambienti investigativi siciliani. I Fontana sono considerati appartenenti ad una famiglia storica di Palermo, tra quelle che il pentito Tommaso Buscetta definì «tra le più pericolose». Dalle indagini è emerso il ruolo di vertice di Gaetano Fontana, scarcerato per decorrenza dei termini nel 2013 dall’accusa di mafia, tornato in cella nel 2014 e nel 2017 uscito nuovamente dopo aver scontato la pena. Oggi sono stati arrestati anche i fratelli: Giovanni, un lungo elenco di precedenti per ricettazione, omicidio, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale, e Angelo, dal 2012 sottoposto all’obbligo di soggiorno a Milano.

Per gli inquirenti Gaetano Fontana sarebbe il punto di riferimento indiscusso dei “picciotti” dell’Acquasanta, ruolo che avrebbe mantenuto anche mentre era detenuto. I Fontana gestivano le imprese che operano nella cantieristica navale, nella produzione e commercializzazione di caffè, e avrebbero il controllo di decine di supermercati, bar e macellerie e del mercato ortofrutticolo, delle scommesse on-line e delle slot machines. I fratelli Gaetano, Giovanni e Angelo Fontana vivevano da tempo a Milano, ma secondo gli investigatori hanno mantenuto forti interessi nel capoluogo siciliano.

Altro personaggio di rilievo dell’indagine è Giovanni Ferrante, braccio operativo del clan Fontana. Ferrante secondo gli inquirenti usava attività commerciali del quartiere per riciclare i soldi sporchi, ordinava estorsioni e imponeva l’acquisto di materie prime e generi di consumo scelti dall’organizzazione. Già condannato per mafia, dal 2016 è stato ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali. Uscito dal carcere, ha consolidato la propria posizione di leader all’interno della famiglia mafiosa e per la gestione degli affari illeciti usava come intermediatrice la compagna, Letizia Cinà.

Molto temuto, in una intercettazione dopo essere stato scarcerato dice: «Oramai non ho più pietà per nessuno! Prima glieli davo con schiaffi, ora glieli do con cazzotti… a colpi di casco… cosa ho in mano… cosa mi viene». Altro personaggio di spicco è Domenico Passarello, a cui era stata delegata la gestione dei giochi e delle scommesse a distanza, del traffico di stupefacenti, della gestione della cassa e della successiva consegna del denaro ai vertici della famiglia per versamento nella cassa comune.

Tra gli arresti compare poi il nome di Daniele Santoianni, l’ex broker di una società fallita che si era reinventato concorrente del Grande fratello 10. Finita l’esperienza in televisione, secondo i pm faceva da prestanome in una società per la vendita del caffè.

Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 uomini delle Fiamme Gialle, con l’appoggio di un mezzo aereo e di unità cinofile addestrate per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta.

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martedì, 12 Maggio 2020 - 07:56
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