Giustizia svenduta a Trani, liste testi e intercettazioni al centro della seconda udienza al processo contro Nardi

Tribunale Trani
Tribunale di Trani
di Roberta Miele

Riavvolgiamo il nastro di uno dei processi più delicati che verte su un ipotizzato giro di corruzione all’interno di un Palazzo di Giustizia ad opera di magistrati. Il processo riguarda la cittadella della legge di Trani. La cronaca capillare della seconda udienza.  


Otto faldoni. All’interno il «corpo del reato»: gli atti giudiziari dei processi che, secondo la procura di Lecce, il magistrato Michele Nardi ha condizionato in cambio di denaro e regali quando era gip del Tribunale di Trani. All’udienza del 4 dicembre 2019 del processo scaturito dall’inchiesta “Giustizia svenduta” e incardinato al tribunale salentino le parti hanno chiesto l’ammissione dei mezzi istruttori.

Tra le centinaia di documenti depositati dall’accusa, rappresentata dai pm Roberta Licci e Alessandro Prontera, gli atti di “Fenerator”, il fascicolo che ha portato alla condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione per usura l’imprenditore di Corato Flavio D’Introno, il principale accusatore di Michele Nardi. Sul banco degli imputati, oltre all’ex gip, ritenuto a capo dell’organizzazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, anche l’avvocato barese Simona Cuomo, il titolare di una palestra Gianluigi Patruno, l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro e l’ex cognato del pm tranese Antonio Savasta (ormai dimessosi) Savino Zagaria. Le stesse contestazioni sono state mosse contro Savasta e il collega Luigi Scimè, che pochi giorni fa sono stati condannati all’esito del processo definitosi col rito abbreviato.

Le parti hanno depositato le proprie liste testi. La procura ha chiesto la trascrizione delle intercettazioni e di diversi file multimediali contenuti in spypen, cd e pen drive. Tra questi l’estrazione forense delle registrazioni di quattro colloqui avvenuti nel novembre 2018 tra Flavio D’Introno e Antonio Savasta. D’Introno, quando ha deciso di collaborare con i magistrati, – ha spiegato la pm Licci – con il proprio telefonino ha effettuato le registrazioni all’insaputa di Savasta che, nelle conversazioni, tra le altre cose, «chiama Nardi come il principale artefice delle condotte illecite, in un quadro di corruzione di grande squallore». Tra le centinaia di documenti di cui i procuratori hanno chiesto l’ammissione è spuntata una lettera scritta da Gianluigi Patruno e indirizzata all’amico Martino Maracina, la cui posizione è stata archiviata. Nella missiva, ha dichiarato l’accusa, l’imputato «confessa di avere reso false dichiarazioni» in un procedimento per alcune «cartelle esattoriali», oltre che in «Fenerator».

«Patruno, che nella lettera chiama in causa D’Introno, scrive di custodirla e consegnarla in caso di necessità. Allegata ad essa, – ha continuato la pm Licci – una chiavetta usb con la registrazione degli incontri tra Patruno e Cuomo in prossimità dell’udienza in cui Patruno doveva essere sentito come testimone del procedimento sulle cartelle esattoriali». In quelle occasioni, Simona Cuomo dava istruzioni a Gianluigi Patruno su cosa dire dinanzi ai giudici e con quali modalità. L’accusa, infine, ha chiesto l’esame degli imputati e l’ammissione dei documenti mostrati a D’Introno durante l’incidente probatorio affinché li commentasse. Netta l’opposizione della difesa di Michele Nardi, rappresentata dall’avvocato Mariani: «D’Introno ha detto di tutto in incidente probatorio, ha detto pure che è stato ospite del principe di Monaco al suo compleanno e che ha accompagnato ripetutamente Nardi allo Ior, al punto che la procura di Lecce ha dovuto chiedere una rogatoria internazionale per il Vaticano che le ha risposto “chi è Nardi?”».

Le ha fatto eco il legale di Patruno e Zagaria, l’avvocato Parrotta, la quale ha avanzato la richiesta di perizia psichiatrica per il teste chiave che – ha evidenziato la difesa – «è sottoposto dal 7 marzo 2017 a terapia psicologica ed il 31 agosto 2018 è stato dichiarato un soggetto con disturbi di ideazione paranoide». L’inattendibilità di D’Introno – ha continuato la difesa dei due imputati – è palesata nei quattro memoriali agli atti, tutti diversi tra di loro. «Richiesta superflua e tardiva», secondo l’accusa, per la quale l’espletamento della perizia sarebbe dovuto avvenire nel corso dell’incidente probatorio. L’avvocato Mariani, inoltre, ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per l’ottenimento dei tabulati Gps dell’auto di Michele Nardi in possesso della compagnia assicurativa. Dati, in un primo momento, concessi al legale e acquisiti dai carabinieri di Barletta, ma in seguito negati in quanto – si è giustificata la società – sono «anonimizzati». Le difese degli imputati, infine, hanno chiesto le trascrizioni integrali delle intercettazioni. Istanza rigettata dal presidente del collegio giudicante Pietro Baffa, in quanto «generica ed esplorativa», mentre verranno trascritte quelle indicate dalla procura. Esclusi anche i testi «chiamati a deporre su una medesima posizione», né ricorre «alcuna persuasiva ragione per un nuovo ascolto di Savasta e D’Introno».

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sabato, 11 luglio 2020 - 15:46
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