I caseifici campani che producono mozzarella di bufala dop si stanno fermando: alcuni hanno già chiuso, per altri è questione di ore. «La mozzarella di bufala campana Dop è un prodotto fresco, per cui risente maggiormente delle difficoltà. Ad oggi gli allevatori producono latte, ma non riescono a farlo arrivare ai caseifici a causa del blocco dei trasporti, così da ieri molti caseifici sono chiusi perché non hanno a disposizione il latte da trasformare in mozzarella Dop entro 60 ore, come previsto dal disciplinare”, spiega il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani. Alla chiusura dei caseifici si aggiungono le difficoltà degli allevatori, «che ovviamente continuano a mungere le bufale, ma non sanno dove poter conservare il latte e non stanno ricevendo gli approvvigionamenti per le mandrie», sottolinea Saccani.
Anche la frutta rischia di esaurisi dai banchi dei fruttivendoli, dopo essere sparita dai reparti dei supermercati nei primi giorni della protesta. Ma, se il blocco dovesse proseguire, i danni per il comparto produttivo potrebbero andare ben oltre la carenza di beni di prima necessità sugli scaffali. I camion, infatti, non ritirano la merce dai magazzini né effettuano le consegne, con il rischio che ingenti quantità di prodotti deperibili, ancora stoccati soprattutto nei centri della grande distribuzione, vadano perdute se non vendute in tempi brevi. Le ricadute economiche potranno essere quantificate soltanto nelle prossime settimane, ma potrebbero incidere anche sulle vendite future e sull’occupazione dell’intera filiera.
Per analoghe ragioni sono preoccupati i florivivaisti della Campania, che in una nota diffusa oggi chiedono al «Governo risposte urgenti» perché «questa battaglia» che «è anche la nostra» rischia «di mandare al macero il raccolto di una intera stagione», con «perdite che molte aziende non sono in grado di assorbire e quindi sarebbero costrette a chiudere». «Per noi il tempo non si misura in settimane, si misura in giorni», spiega Enzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani. Il nodo è il calendario. Il ponte di Ognissanti è una delle ricorrenze più importante dell’anno per la floricoltura tradizionale e vale da solo circa un quinto del fatturato delle aziende. Cooperative e imprese campane hanno investito mesi di lavoro, energia e manodopera per arrivare pronte a questi giorni. Se entro quattro giorni i mezzi non tornano a muoversi, quel prodotto non raggiungerà né i mercati né i cimiteri. «Un fiore reciso non si mette in magazzino – spiega Malafronte -. Ha una vita di pochi giorni: se non parte, si butta». «Non dimentichiamo che in questo momento i mercati del nord Italia sono approvvigionati da aziende estere che sopperiscono al nostro mancato arrivo di fiori. Uno scenario – aggiunge – che ci riporta dritti al lockdown del 2020, quando abbiamo visto distruggere i fiori nelle serre. Allora c’era una pandemia, oggi c’è una vertenza che si può risolvere attorno a un tavolo».
Un tavolo urgente viene invocato da più parti. In Campania cresce la preoccupazione dei sindaci, sia nelle aree interne sia nei centri più popolosi, per le possibili ripercussioni del blocco degli autotrasportatori sui servizi essenziali gestiti dagli enti locali. La raccolta dei rifiuti è già in difficoltà, con i siti di stoccaggio saturi perché i camion non riescono a raggiungerli per il ritiro dei materiali. Ma a preoccupare sono anche le possibili conseguenze sulle scuole. Le difficoltà nel reperimento dei generi alimentari potrebbero compromettere il servizio di refezione scolastica: un’eventualità che, se si concretizzasse, potrebbe comportare la sospensione delle mense e, di conseguenza, del tempo pieno, costringendo le famiglie a riprendere i bambini da scuola a metà giornata. Uno scenario che, con il protrarsi del blocco, rischia di diventare sempre più concreto.
«Senza carburante per gli scuolabus e senza alimenti per le mense rischiamo di interrompere servizi essenziali per bambini e famiglie, compromettendo il regolare funzionamento delle scuole», ha fatto sapere il sindaco di Montefredane, Ciro Aquino che sta partecipando al vertice convocato dal Prefetto di Avellino, Franca Fico, sull’emergenza legata alla protesta degli autotrasportatori. «Questa è un’emergenza più forte del Covid perché mancano i beni di prima necessità – ha aggiunto -. Tanti cittadini si rivolgono al Comune per sapere dove trovare i beni di prima necessità. Con il Covid i beni non sono mai mancati». Difficoltà riguardano anche i dipendenti comunali che risiedono fuori paese e devono raggiungere il posto di lavoro. «Ci devono dire come andare avanti con i servizi essenziali dei Comuni», ha sottolineato.
Le preoccupazioni di Aquino sono quelle di tanti altri sindaci. L’Anci Campania ne è stata investita e nel primo pomeriggio il presidente Francesco Morra vi ha dato voce in una lettera trasmessa alle Prefetture dei cinque comuni capoluoghi di provincia con la quale si chiede l’istituzione di un tavolo urgente. Ci sono «criticità concrete nella gestione quotidiana dei servizi pubblici e la necessità di individuare tempestivamente misure di coordinamento – si legge nella nota stampa diffusa in merito -. In particolare, le difficoltà riguardano la raccolta e la gestione dei rifiuti urbani, con la chiusura temporanea di alcune isole ecologiche e il rischio di ripercussioni sul servizio porta a porta, soprattutto per la frazione organica. Si registrano inoltre problemi nell’approvvigionamento delle derrate alimentari destinate alle mense scolastiche, nel trasporto degli alunni e delle persone fragili, nei servizi di assistenza domiciliare e nelle attività della Polizia Locale e della Protezione civile».
Uno scenario che ha spinto i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese a chiedere «al Governo e al ministro Salvini di anticipare il confronto previsto per il 27». «La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore»: «Rischiamo citta’ paralizzate e sommerse dai rifiuti», hanno detto Manfredi e Leccese. «A Napoli, Bari e in numerosi altri territori del Sud, il blocco della circolazione delle merci sta compromettendo gli approvvigionamenti alimentari, con prodotti che non raggiungono le piattaforme di distribuzione e scaffali dei supermercati sempre piu’ vuoti. Le difficolta’ cominciano a interessare anche servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano. Non siamo piu’ di fronte a una crisi circoscritta al settore dell’autotrasporto, ma a un’emergenza che rischia di paralizzare intere comunita’, con conseguenze economiche e sociali sempre piu’ pesanti», hanno spiegato Manfredi e Leccese. «Prendiamo atto degli impegni economici annunciati dal Governo, ma occorre accelerare concretamente la risoluzione della vertenza – hanno aggiunto – Auspichiamo che tutte le parti coinvolte individuino soluzioni che consentano di ripristinare la regolare circolazione delle merci e garantire la continuita’ dei servizi essenziali. Comprendiamo le ragioni di chi protesta contro costi ormai insostenibili. Al contempo non possiamo permettere che a pagarne le conseguenze siano intere comunità». «E’ il momento che tutte le istituzioni facciano fronte comune, assumendosi ciascuna le proprie responsabilita’, prima che questa emergenza metta in ginocchio le nostre citta’», hanno concluso.
mercoledì, 21 Ottobre 2026 - 17:05
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