Csm, la nomina dei laici potrebbe aiutare Berlusconi a tornare in Parlamento. Forza Italia pensa al ‘colpaccio’

di Manuela Galletta

Chiusa la pagina per le elezioni dei 16 membri togati del Csm, adesso i riflettori sono tutti puntati sulla scelta del Parlamento, in seduta comune, per designare gli otto componenti laici che completeranno la rosa dell’organo di autogoverno, di rilievo costituzionale, dei magistrati. Ed è qui che si giocherà la vera partita che indicherà il volto politico del Csm e che, se i rumors dovessero trovare conferma, potrebbero portare novità anche a Palazzo Madama.
Lega e Cinque Stelle, la maggioranza di Governo, hanno il diritto ad esprimere cinque nomi. Il Partito democratico potrà mettere sul tavolo due candidati, mentre Forza Italia vanterà un solo esponente. Numeri a parte, i giochi (di potere) ruoteranno tutta sulla qualità dei candidati. E si prevede una partita accesa. Alfonso Bonafede, il neo ministro della Giustizia, ha già reso nota la linea dei grillini rispetto alla modalità di selezione dei laici: strada sbarrata per chi fa parte del Governo, un modo per segnare discontinuità rispetto al precedente Governo colpevole, a dire del Guardasigilli, di aver «inaugurato una prassi spregiudicata per chi intende tutelare il confine, che deve essere netto, tra i poteri dello Stato». Se la linea di rigore piace a Piercamillo Davigo, che ha espugnato il Csm con 2522 voti segnando il miglior risultato tra tutti i candidati, ed anche ai conservatori di Magistratura Indipendente, i veri vincitori di queste elezioni (hanno piazzato cinque candidati su cinque, ma cosa più importante sono riusciti ad assicurarsi un posto di consigliere di Cassazione, cosa che non accadeva da dieci anni circa), il cambiamento auspicato dall’avvocato siciliano Bonafede potrebbe trovare delle resistenze in Forza Italia che starebbe valutando la possibilità di giocarsi la sola carta disponibile al Csm allo scopo di far rientrare Silvio Berlusconi in Parlamento. I rumors dei giorni scorsi dicono, infatti, che gli azzurri starebbero valutando l’ingresso di un senatore (forse Niccolò Ghedini) votato all’uninominale in modo tale da liberare il posto a Berlusconi per un suo rientro visto che su di lui non gravano più gli effetti dell’incandidabilità della Legge Severino (a maggio il Tribunale di Sorveglianza di Milano ne ha disposto la riabilitazione). A rendere tecnicamente possibile un passaggio di testimone tra il senatore da immolare e Berlusconi è una norma contenuta nel Rosatellum, la legge elettorale che porta il nome dell’attuale vice presidente di Montecitorio, Ettore Rosato. Nel caso in cui rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, un seggio in un collegio uninominale si procede ad elezioni suppletive…», recita l’articolo 2 al punto 10. Le elezioni suppletive vanno svolte solo nel collegio uninominale dove è stato votato il senatore ‘trasferito’. Un automatismo, già presente nel vecchio Mattarellum, che nel 1997 permise ad Antonio Di Pietro di diventare senatore con le suppletive del Mugello ad un anno distanza dalle Politiche che del 1996. L’ipotesi potrebbe non essere peregrina: appena mercoledì scorso, intervistato in un programma radiofonico su Rtl 102.5, il Governatore della Regione Liguria Giovanni Toti che a Berlusconi è molto vicino ha affermato che «il ritorno in Parlamento di Berlusconi sanerebbe un vulnus comunicato molti anni fa nella nostra democrazia» e che esso «sarebbe un bel gesto e un bel segnalare per un leader che rappresenta circa 4 milioni di elettori». Ad ogni modo i rumors vogliono anche grandi manovre in casa di Forza Italia per far tornare in pista Berlusconi, magari anche al Parlamento europeo. Non resta, dunque, che attendere. L’appuntamento per il voto sui laici del Csm, è per giovedì 19 luglio quando deputati e senatori si riuniranno in seduta comune.

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sabato, 14 luglio 2018 - 11:45
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