Elezioni in Abruzzo, l’analisi del voto:
la Lega sfonda, Forza Italia umiliata Débâcle grillini, Legnini salva il Pd

Matteo Salvini (foto Kontrolab)
di Manuela Galletta

Sono tutti da leggere i dati delle elezioni regionali in Abruzzo che hanno visto il centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) vincere la competizione in modo netto e scippare al centrosinistra un’altra delle sue roccaforti (il nuovo Governatore è Marco Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia). La Lega, che alle Regionali del 2014 non era neppure presente, sfonda con il 27,52% di preferenze, trascinando l’intera coalizione verso la vittoria. La percentuale è, tra l’altro, in netto aumento rispetto a quella incassata in Abruzzo nel marzo dello scorso anno in occasione delle Politiche: la regione portò in dote al partito di Salvini il 13,87%. Segno questo che, sul territorio, il gradimento per la Lega è cresciuto di 14 punti percentuali.

Tonfo Forza Italia, ma solo il Governatore ligure Toti
fa autocritica; gli altri si nascondono dietro il successo della coalizione
Se il Carroccio riesce ad attrarre sempre più sostenitori, Forza Italia invece continua a perdere consensi, diventando quasi un partito fantasma. Appena il 9,06% ha votato per la compagine azzurra, un dato decisamente negativo se comparato con il 16,67% delle Regionali del 2014 (-7% rispetto a 5 anni) e col già preoccupante 14,53% racimolato in Abruzzo in occasione delle Politiche di un anno fa. Non sfugge che più scende Forza Italia, più si alza l’asticella della Lega, segno che il Carroccio rosicchia continuamente voti all’alleato. Un alleato in profonda crisi e che sembra aver bisogno di ben altra spinta della nuova discesa in campo, stavolta alle Europee, del suo fondatore Silvio Berlusconi: l’ex Cavaliere non tira più e il dato era già emerso in maniera impietosa con le Politiche, quando Berlusconi – benché non candidato – ci mise la faccia nel tentativo disperato di recuperare il legame con la storica base di elettori; Forza Italia riuscì su scala nazionale a strappare un misero 14% (questo grazie ai voti del Sud – Campania, Sicilia, Puglia e Calabria – dove le percentuali di preferenze furono più alte), perdendo la guida della coalizione a vantaggio di Salvini. Leggendo i dati attuali che rimbalzano dalle urne abruzzesi, Forza Italia prosegue la sua discesa verso il crac. Persino Fratelli d’Italia, che alle Regionali del 2014 si fermò sulla soglia del 2,9% di preferenze, è adesso lì ad un passo dagli azzurri: il 6,5% degli elettori ha votato per la squadra di Giorgia Meloni, ma sull’aumento di consensi potrebbe aver inciso la figura personale di Marsilio. Dati preoccupanti per Forza Italia, che tuttavia solo Giovanni Toti, governatore ligure commenta in maniera onesta. «Sono molto preoccupato per il mio partito che continua a perdere voti. Per una classe dirigente che guarda a Toti come il problema perché lo dice, cito Bertolt Brecht ‘il problema era il bambino perché diceva che il re è nudo e non il re che stava nudo – afferma Toti – E’ il solito problema del dito e la luna per non affrontare i problemi-Se si affrontassero i problemi, se qualcuno ogni tanto desse le dimissioni, se si facessero scegliere gli amministratori locali e le liste civiche, se si aprisse il partito a tutti coloro che se ne sono andati, se si aprisse un luogo dove decidere una linea politica che non sia ottusamente filoeuropeista al di là del bene e del male per far dispetto al vicino di casa della Lega, forse riusciremmo ad ottenere qualche risultato in più». Altri forzasti come Davide Bendinelli, coordinatore di Forza Italia in Veneto, preferiscono invece raccontare la favola che le elezioni in Abruzzo evidenziano come «Forza Italia è viva e vegeta. Molte delle liste civiche che hanno corso sono riconducibili a Forza Italia», mentre altri esponenti di punta del partito decidono di parlare del risultato complessivo del centrodestra (cantando la filastrocca «il centrodestra unito è la formula vincente») e nasconde sotto al tappeto i problemi di casa propria.

Débâcle Movimento Cinque Stelle: perde il 20% dei consensi
rispetto alle Politiche del 2018 quando stravinse anche in Abruzzo
Peggio di Forza Italia, se la passano solo i Cinque Stelle per i quali sembra ormai finita la luna di miele con gli elettori che guardavano ai grillini come possibilità di riscatto e di rilancio del Paese. Le urne condannano il Movimento (che aveva candidato l’avvocato Sara Marcozzi, consigliere regionale uscente) a un soffio dal 20% (19,7% per l’esattezza): rispetto alle Regionali del 2014 si registra un calo di due punti percentuali (incassarono il 21,35%) con l’aggravante che all’epoca i grillini non godevano ancora dell’incredibile spinta avuta alle Politiche. Ecco, le Politiche: in Abruzzo, come in altre regioni italiane, i Cinque Stelle furono portati in gloria con il 39,86% dei voti. Accadeva appena un anno fa. Oggi il Movimento perde praticamente la metà dei consensi in 12 mesi e la sconfitta è così bruciante che sino alle 15.13 di oggi pomeriggio il leader del Movimento, Luigi Di Maio, si trincera nel silenzio. I suoi profili social, pure sempre molto vivi, sono fermi all’ultimo aggiornamento di circa 17 ore fa. A rendere più pesante la sconfitta c’è poi il sorpasso, ai danni dei Cinque Stelle, da parte del centrosinistra, al quale sino ad oggi il Movimento aveva sottratto voti.

Il centrosinistra tira un sospiro di sollievo, ma il buon piazzamento
si deve solo al candidato Legnini: Pd e LeU continuano a perdere voti
Andiamo, quindi, ad analizzare il risultato del centrosinistra, che aveva fatto quadrato attorno alla figura dell’avvocato Giovanni Legnini, che dal 30 settembre 2014 al 27 settembre 2018 è stato Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. L’intera coalizione (composta da Pd, Leu e numerose liste civiche) si è assestata sulla sogli del 30,63%. Un risultato assai positivo rispetto alle previsioni. Tuttavia a incidere su questo risultato non sono stati i partiti strutturati, bensì le civiche che hanno sostenuto Legnini, il che dimostra ancora l’esistenza di un problema di rinascita soprattuto del Pd. I ‘dem’ hanno incassato a queste Regionali 66.344 voti, molto meno rispetto ai 105.129 voti. Segno che le quotazioni del Partito continuano a scendere. Perde, rispetto a un anno fa, anche LeU: il già esiguo bottino dei 19.793 voti si assottiglia ai 16mila e 532 voti. A fare da traino è stata invece la civica ‘Legnini Presidente’ (33.126 voti) e l’insieme di altre liste (66.558 voti). Significa che a essere stato veramente determinante nella tornata elettorale è stato non il partito bensì la persona, in questo caso Legnini. Un dato che potrebbe diventare importante momento di riflessione sulla strategia politica da adottare nelle future competizioni elettorali.

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Cittadini al voto, continua a calare l’affluenza alle urne
Sullo sfondo resta un ultimo dato: in Abruzzo si è recato il 53,1% degli aventi diritto, mentre alla precedente tornata andò alle urne il 61,5% dei cittadini. Un calo che testimonia l’aumento della distanza dai cittadini dalla politica e dai politici.

lunedì, 11 febbraio 2019 - 16:07
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