Viareggio, la strage che causò 32 vittime: chiesti in Appello 15 anni e mezzo per l’ex ad Moretti, l’uomo contestato in aula

Giustizia

L’inferno a Viareggio esplose alle 23.48 del 29 giugno 2009. Il treno partito da Tecate (Novara), composto da 14 cisterne cariche di Gpl, non giunse a destinazione, non giunse a Gricignano (Caserta). Uno dei vagoni uscì dai binari prima che il treno entrasse in stazione. Il capostazione fece appena in tempo a fermare altri due treni che viaggiavano da Nord a Sud (e viceversa) e rischiavano di incrociare il convoglio fuori controllo. Poi fu l’inferno. Il cielo si tinse di rosso. Il rosso vivo delle fiamme. Ci fu un esplosione violenta. Tremenda. Che entrò nelle case. Bruciò tutto quello che c’era in zona. Bruciò il cuore di una città intera. Le vittime furono 32, tra queste c’erano anche tre bambini (2 anni, 3 anni e 5 anni).

Nella giornata di ieri, martedì 11 febbraio, il pubblico ministero di Lucca Salvatore Giannino (che sostenne l’accusa in primo grado e ha ottenuto di essere applicato alla Corte d’Appello di Firenze) ha concluso la requisitoria nel processo di secondo grado. E ha chiesto una pena severissima per l’ex top manager di Fs e Rfi, Mauro Moretti, che alla fine ha deciso di rinunciare alla prescrizione. Del resto la prescrizione avrebbe coperto solo una piccola dei reati contestati (quelli di incendio e lesioni colplose), comportando – nel caso fosse stata applicata – una riduzione di soli 6 mesi sulla pena. Per le imputazioni più gravi, Moretti avrebbe dovuto comunque affrontare il processo. «Sono parecchi anni che si discute in merito alla prescrizione e sono stato spesso portato a bersaglio, per la prescrizione, per i fatti di Viareggio. Rinuncio alla prescrizione, lo faccio per rispetto delle vittime, dei familiari delle vittime e del loro dolore. Lo faccio perché ritengo di essere innocente», ha detto Moretti.

Formalizzata, dunque, la rinuncia dell’imputato a beneficiare della prescrizione, il pm ha chiesto per Moretti un inasprimento della condanna disposta in primo grado: proposti 15 anni e 6 mesi contro i precedenti 7 anni di reclusione; la richiesta riguarda sia il ruolo di ‘ad’ di Fi che di Rfi (in primo grado fu riconosciuto colpevole solo per il ruolo di Rfi). Una condanna severa è stata chiesa anche per l’ex ad di Rfi Michele Mario Elia: 14 anni e 6 mesi contro i precedenti 7 anni e 6 mesi. La requisitoria è proseguita con la richiesta di condanna a 7 anni e 6 mesi per Vincenzo Soprano (ex ad di Trenitalia); 9 anni e un mese per Mario Castaldo (dirigente di Trenitalia); 12 anni e 6 mesi per Giulio Margarita, ex responsabile sicurezza Rfi. Lunedì scorso il pg Luciana Piras aveva formalizzato le altre richieste di condanna nei confronti degli imputati tedeschi e austriaci (gli amministratori tecnici di Gatx Rail Austria, la società titolare del carro che si incendiò, e Officine Jugenthal di Hannover, dove fu eseguita la manutenzione dei vagoni). Secondo la procura il disastro ferroviario fu frutto di omissioni e inerzie gravissime, a cominciare dall’analisi del rischio di far passare vagoni-cisterna carichi di casa tra le case.

Non sono mancati momenti di tensione in udienza. Moretti, dopo aver formalizzato la rinuncia alla prescrizione, ha lascito l’aula. A questo punto Daniela Rombi – che nella tragedia ha perso una figlia dopo giorni di agonia – lo ha seguito fuori e da dietro gli ha detto: «Pulisciti la bocca prima di parlare delle vittime». Ha contestato le parole pronunciate da Moretti anche Marco Piagentini, portavoce dell’associazione Il Mondo che Vorrei: «La rinuncia di Moretti era prevedibile di fronte allo sconto esiguo di pena che gli deriva da questo atto (…) Ciò che ci offende e indigna fortemente è l’affermazione che ha fatto, in base alla quale la sua scelta sarebbe derivata dal rispetto delle vittime. Questo è totalmente falso, mai in 10 anni il Cavalier Moretti ha avuto atteggiamenti di serio e doveroso rispetto a partire dalla non rinuncia del Cavalierato».

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martedì, 12 febbraio 2019 - 14:33
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