Nel business delle truffe ad anziani coinvolti anche negozianti: arrestato gioielliere, negozio sequestrato | I nomi

carabinieri
di Bianca Bianco

Negozianti compiacenti avrebbero fornito un supporto concreto agli appartenenti alla organizzazione di truffatori di anziani sgominata nell’operazione Condor che stamattina è sfociata in 51 misure cautelari. Come il venditore di telefonini del Borgo Sant’Antonio Abate a Napoli, che ne metteva a disposizione in cambio di una paga settimanale; gli esercenti pakistani che fornivano decine di sim cambiate in quantità dagli indagati per provare a sfuggire alle intercettazioni. Infine Vincenzo Toscano, gioielliere della zona di Poggioreale arrestato perché si sarebbe prestato ad acquistare gioielli e oro sottratti alle vittime pur conoscendone, secondo gli inquirenti, la provenienza.

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E’ quanto ipotizza la Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha coordinato l’inchiesta. Il loro contributo – secondo l’accusa – consentiva di sostenere l’organizzazione che, stando a quanto emerso dalle indagini, gestiva il flusso di truffe in danno agli anziani compiute dagli indagati in tutta Italia. Dietro questo sistema scoperto dagli inquirenti anche grazie al ruolo di due pentiti c’era il clan Contini, sodalizio dell’Arenaccia che coordinava dieci gruppi dediti ciascuno a zone diverse. Ogni colpo poteva fruttare fino a tremila euro oltre a bottini in gioielli ed oro, somme che venivano poi dati alla organizzazione ‘madre’. Tra gli arrestati anche Vincenzo Toscano, titolare della gioielleria “Toscano Sas di Toscano Vincenzo” con sede legale nel rione Sant’Alfonso a Poggioreale (sequestrata dai carabinieri) che, pur conoscendo la provenienza delittuosa dei proventi, secondo gli inquirenti acquistava i gioielli e l’oro sottratto alle vittime. Il bottino dei colpi infatti serviva a finanziare il clan ed a provvedere al sostentamento delle famiglie degli affiliati ed al mantenimento dei detenuti. Una cassa continua che garantiva liquidi all’organizzazione camorristica dei Contini anche in tempi difficili viste le attività di repressione delle forze dell’ordine.

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La procura aveva chiesto l’arresto in carcere del gioielliere, ma inizialmente il gip De Falco Giannone aveva respinto la richiesta ritenendo mancante la prova che ad acquistare i gioielli sarebbe stato lo stesso titolare e non altre persone presenti nel negozio. Poi però la procura ha depositato un’integrazione probatoria sulla posizione di Toscano e il gip ha emesso una nuova ordinanza questa volta disponendo l’arresto del gioielliere e il sequestro della sua attività. Tra i nuovi elementi prodotti a carico di Toscano anche una visita fatta dallo stesso ad un affiliato al sistema allo scopo di valutare il valore della refurtiva.
Tra le strumentazioni utili agli appartenenti all’organizzazione c’erano soprattutto i telefonini. Tanti, messi a disposizione di chi faceva parte degli ingranaggi del sistema. In particolare per i cellulari si rivolgevano al gestore di un negozio della zona del borgo Sant’Antonio Abate che veniva pagato ogni settimana per i suoi servizi; per le sim card invece si rivolgevano a negozianti pakistani della zona o ad un rivenditore italiano nei pressi del corso Garibaldi. Erano quelli così ottenuti i cellulari usati per azionare le truffe ma anche per comunicare. Comunicazioni che avvenivano attraverso un linguaggio cifrato, un codice venuto fuori dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali che sono state il principale materiale su cui hanno lavorato gli inquirenti.

Questo «linguaggio convenzionale», semplice e composto di termini generici e sottintesi evidenti, scrive il gip nell’ordinanza di misura cautelare è utilizzato dagli interlocutori che riescono così a non parlare quasi mai esplicitamente dei colpi, ma a volte si tradiscono lasciandosi sfuggire indicazioni e riferimenti espliciti oppure parlando direttamente delle azioni commesse. Accanto ai tabulati, un contributo all’inchiesta è stato fornito dai collaboratori di giustizia Ciro De Magistris e Teodoro De Rosa, in particolare due condannati per reati analoghi e quindi capaci di discernere il sistema che con le loro dichiarazioni hanno aiutato a dipanare.

 

Indagati raggiunti da misura cautelare in carcere:

  • Espedito Diana, 53 anni
  • Tommaso Cristiano, 35 anni
  • Giuseppina Diana, 54 anni
  • Luciano Urzini, 46 anni
  • Ivan Urzini, 45 anni
  • Emanuele Passariello, 40 anni
  • Enrico Lettieri, 34 anni
  • Luigi Murolo, 33 anni
  • Roberto Esposito, 45 anni
  • Luigi Pecoraro, 59 anni
  • Vincenzo Grivano, 35 anni
  • Aimen Ben Haj Boubaker, 31 anni
  • Alessandro Grimaldi, 23 anni
  • Vincenzo Toscano

Indagati raggiunti dalla misura cautelare degli arresti domiciliari:

  • Emilia Peluso, 79 anni
  • Giuseppe Polverino, 50 anni
  • Fortunato Strino, 61 anni
  • Ciro Donnarumma, 37 anni
  • Raffaele Iavazzi, 34 anni
  • Luisa Lepre, 34 anni
  • Raffaele Maddaloni, 43 anni
  • Massimo Esposito, 50 anni
  • Vincenzo Tolomelli, 42 anni
  • Fabio Esposito, 37 anni
  • Pompeo Rosario Corvino, 30 anni
  • Vincenzo Di Frenna, 49 anni
  • Andrea Ottaviano, 55 anni
  • Carmine Ottaviano, 50 anni
  • Gennaro Auriola, 59 anni
  • Marco Sarnelli, 31 anni
  • Alessandro Pasquariello, 50 anni
  • Alessio Pasquariello, 39 anni
  • Alan Diglio, 40 anni
  • Salvatore Volgare, 31 anni
  • Gaetano Piscopo 39 anni
  • Mario Verdicchio, 50 anni

Indagati raggiunti da obbligo di presentazione alla P.G.:

  • Francesca Testa, 39 anni
  • Simona Lettieri, 28 anni
  • Francesca Panzuto, 28 anni
  • Anna Amendola, 34 anni
  • Aleandro Vincenzo Carmellino, 30 anni
  • Salvatore Muccillo, 38 anni
  • Michele Diana, 23 anni
  • Vincenzo Auriola, 37 anni
  • Alessandro Grivano, 26 anni
  • Salvatore Nardelli, 57 anni
  • Gaetano Ferrante, 47 anni
  • Giovanni Tesone, 25 anni
  • Immacolata Bastone, 44 anni
  • Angelo Michelini, 24 anni

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venerdì, 8 novembre 2019 - 12:15
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