Stuprata nel circolo privato di Casapound, condanna lieve per i due imputati: ripresero l’aggressione con il cellulare

Violenze

Stuprata, presa a calci e pugni. Tenuta in ostaggio per ore. Umiliata, violata. Piegata nell’animo. E minacciata: «Adesso vai a casa e statti zitta, nessuno ti crederà».

Era la notte tra l’11 e il 12 aprile quando una donna di 36 anni cadde vittima della ferocia di Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, entrambi militanti di Casapound (poi espulsi dopo l’arresto). Lo raccontò ella stessa alle forze dell’ordine, lo confermarono i video rinvenuti sul cellulare di uno dei due indagati. Due video della durata totale di circa 10 minuti dai quali emerse la brutalità di quell’aggressione consumatasi all’interno all’interno di un locale di piazza Sallupara a Viterbo che era adibito a sede di Casapound.

Ieri sera, venerdì 15 novembre, Chiricozzi e Licci sono stati condannati per quella barbara aggressione (i reati contestati sono violenza sessuale e lesioni): il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Viterbo ha condannato Chirichozzi (che all’epoca dei fatti era consigliere comunale per Casapaund a Vallerano (in provincia di Viterbo) a tre anni, mentre ha inflitto a Licci due anni e 10 mesi. Il processo si è definito con la modalità del rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena.

Il pubblico ministero aveva chiesto per ciascuno impatto quattro anni e mezzo di reclusione. In aula i due imputati si sono scusati, sostenendo però di non avere capito che la donna non fosse consenziente. Eppure dai video girati dagli stessi imputati emergeva chiaramente cosa fosse accaduto. Non solo: agli atti dell’inchiesta anche i suggerimenti che il padre di Licci diede al figlio di cancellare i video dal telefonino.

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Amaro il commento dell’avvocato che ha rappresentato la 36enne, in favore della quale è stato disposto un risarcimento danni e il pagamento di una provvisionale da 40mila euro: «La pena poteva essere anche superiore. Il danno alla mia cliente è stato enorme e i 40 mila euro di risarcimento sono pochi, per questo faremo appello», ha spiegato l’avvocato Franco Taurchini.

Chiricozzi e Licci furono arrestati il 30 aprile scorso e vennero trasferiti nel carcere di Mammag. Agli atti dell’inchiesta anche i suggerimenti che il padre di Licci diede al figlio di cancellare i video dal telefonino. Dal 13 settembre scorso i due sono detenuti in regime di arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

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sabato, 16 novembre 2019 - 14:23
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