Camorra a Portici, tra gli arrestati il ras Carlo Vollaro e il rivale Umberto Luongo. Il boss Vollaro: «Adesso qui ci sto io» | Nomi

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Portici

Che il clan Mazzarella abbia tentato a più riprese di allungare i tentacoli sulla vicina Portici è storia antica. C’è stato un tempo lontano in cui hanno provato ad affacciarsi riparandosi dietro l’apertura di alcune sale scommesse, poi però hanno dovuto fare marcia indietro che i Vollaro erano ancora ben piantati sul territorio e il boss Luigi Vollaro ‘o califfo era ancora in vita, benché detenuto. Ma le mire espansionistiche non le hanno mai abbandonate e così a più riprese hanno provato ad insinuarsi in questo comune ricco di attività commerciali, che per la camorra rappresentano un ‘bancomat’ da non lasciarsi scappare.

E’ in questo modo che le vicende criminali dei Luongo-D’Amico, il gruppo criminale cui i Mazzarella hanno nel tempo conferito una sorta di delega in bianco per la gestione degli affari illeciti a San Giovanni a Teduccio e poi dato l’assenso per l’occupazione militare di San Giorgio a Cremano, si intrecciano con quelle del clan Vollaro. E’ in questo modo che oggi il nome del boss Umberto Luongo, già detenuto in carcere per l’omicidio di Luigi Mignano avvenuto a San Giovanni a Teduccio davanti alla scuola per l’infanzia dove la vittima stava accompagnando il nipotino (rimasto illeso) e a gennaio colpito da un’altra inchiesta sugli affari illeciti a San Giorgio a Cremano, si ritrova nell’elenco delle 18 persone arrestate questa mattina – chi su ordinanza di custodia cautelare in carcere (due quelle emesse, una dal gip Vincenzo Caputo e l’altra dal gip Luca Battinieri) e chi su decreto di fermo – all’esito di due diverse inchieste coordinate dalla Squadra Mobile di Napoli e dal commissariato di Portici-Ercolano.

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A Luongo sono contestati due episodi estorsivi, uno tentato e l’altro consumato, in danno di imprese edili, con sede legale a Portici, che stavano effettuando lavori a San Giorgio a Cremano, territorio dove Luongo aveva piantato radici. In entrambe le storie gioca un ruolo di rilievo Ciro Marino, che a Portici gestisce un’autorimessa: per la Dda Marino svolge il ruolo odioso del «sensale», vale a dire segnala alla camorra chi sono i costruttori che stanno svolgendo i lavori di interesse per i clan. Un ruolo che Marino, emerge dagli atti d’inchiesta, ricopre anche per i Vollaro. E di fatti all’indagato vengono contestati più episodi sia in concorso con Umberto Luongo che con la cosca di Portici. Tra le contestazioni mosse a Marino vi è la partecipazione all’attività estorsiva che tra il 2016 e il 2017 sarebbe stata portata avanti da Carlo Vollaro (classe 1978), figlio del defunto Antonio Vollaro e dunque nipote di Luigi ‘o califfo. In un’intercettazione, Carlo Vollaro si adira con Marino perché non riescono a farsi consegnare i soldi dal gestore di un hotel. Marino osserva che il titolare non ha mai pagato il pizzo («I parenti tuoi, dice che non li ha mai pagati, io che gli devo dire a quello?»), e Vollaro replica: «E che mo’ sto io e mi deve dare i soldi». Poche parole che sono sufficienti a tratteggiare il ruolo di vertice di Carlo Vollaro nel sodalizio.

I nomi degli arrestati:

Destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere:
Ascione Giovanni (classe 1993)
Bellastella Alessandro (classe 1986)
Bosso Ciro (classe 1999)
De Mato Paolo (classe 1997)
Scafo Paolo (classe 1989)
Scafo Pasquale (classe 1970)
Scafo Salvatore (classe 1999)
Vollaro Carlo (classe 1963)
Marino Ciro (classe 1978)
Luongo Umberto (classe 1977)
Chivasso Giovanni (classe 1977)
Sparano Giuseppe (classe 1998)
Bosso Carmine (classe 1965)

Destinatari di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari:
Scarano Vincenzo (classe 1966)
Silvestrino Gennaro (classe 1964)

Destinatari di decreto di fermo:
Continno Gabriele (classe 1991)
Scafo Salvatore (classe 1999)
Sovereto Ciro (classe 1970)

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giovedì, 14 Maggio 2020 - 16:15
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