Pernigotti, dopo 160 anni chiude lo stabilimento di Novi Ligure: 100 licenziati, addio gianduiotti. Sindacati in rivolta


Salvo miracoli, nelle case degli italiani non ci saranno più gli immancabili ‘gianduiotti’ della Pernigotti da offrire agli ospiti. E soprattutto, salvo miracoli, da oggi cento persone circa resteranno senza lavoro.

La Pernigotti di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, chiude i battenti e mette fine a una tradizione dolciaria che vantava 160 anni di storia. Stop, di conseguenza, alla diffusione su scala globale di gianduiotti, torroni e cremini piemontesi. La notizia della chiusura dello stabilimento, con annesso licenziamento delle circa cento persone che vi lavoravano, è stata data dai sindacati. La proprietà della storica azienda era nelle mani del gruppo Toksoz che ha comunicato la decisione ‘definitiva’ di fermare le macchine dello stabilimento. «Sono cinque anni che facciamo proposte all’azienda, a fronte di bilanci mediamente in rosso per 10 milioni ogni anno e di quattro amministratori delegati che si sono avvicendati. Continuavamo a vedere questo ‘bagno di sangue’ nella gestione e per anni ci hanno dato dei gufi, tanto che anche ad Eurochocolate di ottobre la proprietà negava che lo stabilimento di Novi avesse problemi. Ma adesso hanno deciso di chiudere. Certo prima o poi ce lo aspettavamo – ha osservato il segretario Flai Cgil Marco Malpassi, che ieri era all’incontro con i colleghi Tiziano Crocco di Uila Uil ed Enzo Medicina della Fai Cisl- ma la follia di tutta la vicenda è che hanno perso 50 milioni di euro per arrivare alla chiusura dopo cinque anni quando, con un piano industriale serio cinque anni fa e l’uso di ammortizzatori sociali forse si riuscivano a salvare bilanci e posti di lavoro».

I sindacati attaccano poi la scelta di società turca di aver rifiutato di accedere alla cassa integrazione per i dipendenti. In questa fase estrema di crisi i sindacati avevano la possibilità di ottenere dal Mise un anno di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione e un investimento alla proprietà per cercare di rilanciare lo stabilimento, «ma l’azienda – ha spiegato Malpassi – ha detto un ‘no’ definitivo, irresponsabile a arrogante». Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil non hanno comunque intenzione di arrendersi. Gia’ dalle 6 di stamani sono in assemblea permanente in fabbrica. Una delegazione di lavoratori accompagnerà i segretari e le Rsu in Comune a Novi alle 11 per incontrare il sindaco, Rocchino Muliere, e i segretari confederali hanno gia’ visto di buon mattino il prefetto.

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mercoledì, 7 novembre 2018 - 15:14
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