Nomina di Marra jr, assolta Virgnia Raggi: per il giudice il fatto non costituisce reato Lei scoppia a piangere in aula


Assolta perché il fatto non costituisce reato. Con questa formula il giudice monocratico del Tribunale di Roma restituisce in un colpo sola al sindaco di Roma Virginia Raggi e al Movimento Cinque Stelle la serenità di poter governare la Capitale senza la macchia di una condanna. Una condanna, a 10 mesi, che era stata invocata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio. La sentenza è stata emessa pochi minuti dopo le 15. Subito dopo la lettura del verdetto, Virginia Raggi è scoppiata a piangere e dopo aver baciato il marito, ha abbracciato i legali e il resto del suo staff. Luigi Di Maio, invece, su Facebook offende in maniera becera i giornalisti. 

Virginia Raggi era imputata per falso ideologico in atto pubblico in relazione alla nomina alla Direzione Turismo di Renato Marra, con la ‘regia’ del fratello Raffaele che era capo del Personale in Campidoglio e fedelissimo della Raggi.

L’Anac di Raffaele Cantone aveva subito segnalato la possibilità di un conflitto di interessi in relazione alla nomina di Renato Marra, visto che il fratello non si sarebbe astenuto dal consigliare il sindaco. La Raggi, però, nel respingere questo scenario consegnò una memoria all’Authority nella quale sostenne di aver agito autonomamente senza coinvolgere l’ex vicecapo di gabinetto nel processo decisionale. Il falso contestato al sindaco sta proprio qui, nel contenuto di questa missiva.

Restano ora da capire le motivazioni alla base della sentenza. Anche perché a leggere la formula dell’assoluzione, il giudice non ha ritenuto infondato il fatto contestato, ma specificato che esso non costituisce il reato. Una formula, dunque, che se da un lato evita a Virginia Raggi la condanna e dunque solleva il Movimento Cinque Stelle dal dover adottare decisioni estreme per non violare il proprio manifesto (assai stropicciato) di onestà, lascia però aperto il fronte delle polemiche politiche.

Attendono le motivazioni anche i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta: «Ci riserviamo di fare appello solo dopo aver letto le motivazioni della sentenza», è il commento del pm Francesco Dall’Olio. (seguono aggiornamenti). 

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sabato, 10 novembre 2018 - 15:24
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