Errori giudiziari e sanzioni, Bonafede tace sui numeri delle azioni contro i magistrati

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Ci sono storie che si sa come nascono, quando nascono ma non si sa mai come finiscono. Sono le storie dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati, che quando sbagliano – perché a volte sbagliano – finiscono dritti dritti al cospetto del Consiglio superiore della magistratura che è chiamato a pesare l’errore e a valutare la sanzione. Ciò che, invece, viene sempre comunicata è la sanzione irrogata quando un magistrato finisce sotto inchiesta: il Csm, e questo va riconosciuto, opera in questi casi con estrema celerità, adottando spesso provvedimenti severi, anche di espulsione dalla magistratura, prima ancora che un processo penale giunga al suo termine.

Su tutto il resto, sulle sanzioni – per esempio – irrogate o meno ai giudici per le indagini preliminari che fanno ‘copia e incolla’ delle richieste di misure cautelari dei pm trasformandole poi in ordinanze (annullate dal Riesame perché non sono state rielaborate), nessuna informazione giunge mai al termine. Accadeva ieri e accade oggi. Con la differenza che oggi c’è un parlamentare di Forza Italia che pretende pubblicamente notizie su queste storie ‘nascoste’. Non per amore della verità, ma per strategia politica: la strategia di provare a mettere all’angolo il Movimento Cinque Stelle e incrinare il suo buon rapporto con una fetta della magistratura. «Avevamo chiesto al ministro della Giustizia di sapere quante azioni disciplinari aveva promosso dall’inizio del suo mandato nei confronti di magistrati negligenti o, per così dire, superficiali. Questa risposta alla nostra interrogazione non c’è stata», ha denunciato mercoledì 12 dicembre Enrico Costa, il deputato e responsabile del dipartimento Giustizia di Forza Italia, durante il question time nell’Aula di Montecitorio. «Quest’anno – ha aggiunto – ci sono stati novecento casi di ingiusta detenzione certificati dalla Corte d’Appello. Rispetto a queste 900 persone che sono state private della liberta’ personale, hanno visto compromesso il proprio lavoro, i rapporti familiari, la propria credibilità e la fiducia del prossimo, avremmo gradito sapere quanti magistrati sono stati chiamati a rispondere dei propri errori di fronte al Consiglio Superiore della Magistratura. Questa risposta non c’e’ stata! Il ministero della Giustizia, sulla base della riforma del processo penale approvata la scorsa legislatura, entro il 31 gennaio di ogni anno, è tenuto a riferire alle camere tutti i numeri sulle ingiuste detenzioni, anche per ciò che attiene alle azioni disciplinari». «Ebbene, dal precedente governo questo non è stato fatto, si è proceduto solo con un inquadramento sulla custodia cautelare e non anche sull’ingiusta detenzione. Avevo chiesto in commissione Giustizia di integrare la relazione, ma questo non è stato fatto. Si tratta anche di rispetto nei confronti del Parlamento che è giusto sia posto nelle condizioni di controllare l’attività dell’esecutivo. Invito quindi il ministro, in chiave costruttiva, a farci avere questi dati. Si tratta della vita umana, di persone portate ingiustamente in carcere, magari prelevate alle 5 del mattino. Lo Stato non può permettersi semplicemente di riconoscere un indennizzo, deve anche far pagare coloro che hanno sbagliato, questo è quello che noi chiediamo», ha concluso Costa.

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sabato, 15 dicembre 2018 - 08:00
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