Faida a Ercolano, condanne per i Birra Sentenza su quattro omicidi: disposti 2 ergastoli, 5 anni ai pentiti e 2 assoluzioni

Bossolo
di Manuela Galletta

L’eterna guerra di camorra a Ercolano tra gli Ascione e i Birra-Iacomino. Sullo sfondo il patto di mutuo soccorso stretto tra i Birra e i Lo Russo di Miano in base al quale le due cosche arrivarono a prestarsi i killer per regolare i conti con i rispettivi gruppi rivali.

E’ lo scenario nel quale si innesta la sentenza emessa ieri pomeriggio (mercoledì 27 febbraio) dai giudici della terza sezione della Corte d’Assise di Napoli all’esito del processo a carico di sei esponenti del clan Birra-Iacomino. Contestati tre agguati mortali, che costarono la vita a quattro persone: l’omicidio di Giuliano Cioffi (cognato del defunto boss Raffaele Ascione detto ‘o luogo), avvenuto a Quarto l’8 settembre del 2001 all’interno di una bisca clandestina; il duplice omicidio di Lucio Di Giovanni e Raffaele Di Grazia, assassinati i 6 febbraio del 2000 in via Venuti a Ercolano, a pochi passi di distanza dall’allora caserma dei carabinieri; l’omicidio di Giuseppe Borrelli, risalente al 1997.

Due ergastoli, due pentiti condannati e due assoluzioni
Gli imputati ritenuti colpevoli sono stati quattro, mentre due sono stati quelli mandati assolti dalla Corte. Le condanne hanno interessato Salvatore Viola e Lorenzo Fioto, ai quali è stato inflitto l’ergastolo; 15 anni sono stati comminati al pentito Costantino Iacomino e al pentito Franco Sannino, figliastro dell’ex boss Antonio Birra, a entrambi sono state riconosciute le attenuanti per la collaborazione con la giustizia. Le assoluzioni invece hanno interessato Andrea Sannino (difeso dagli avvocati Andrea Scardamaglia e Gennaro Pecoraro) e Pasquale Genovese (difeso dall’avvocato Gaetano Napolitano), nipote degli Iacomino.

L’omicidio di Giuliano Cioffi
Nello specifico il boss pentito Costantino Iacomino (difeso dall’avvocato Domenico Esposito) è stato condannato per l’omicidio di Giuliano Cioffi, delitto che era contestato a Pasquale Genovese per il quale anche il pubblico ministero antimafia Sergio Ferrigno ha proposto l’assoluzione. Nella fase iniziale delle indagini Genovese era accusato di essere stato uno dei componenti del commando, ruolo che gli avevano cucito addosso diversi pentiti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Gaetano Napolitano, ha però dimostrato l’improbabilità del dato dal momento che Genovese era detenuto ai domiciliari in Abruzzo. Successivamente a Genovese è stato cucito addosso il ruolo di organizzatore, nonché di fornitore delle armi usate dai pentiti: ma dai racconti degli stessi pentiti è emerso che questa condotta è da addebitarsi ad altri personaggi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’omicidio di Giuliano Cioffi fu una vendetta per la morte di Giuseppe Infante, cognato del boss Birra, ammazzato sul corso Resina a Ercolano nel giugno del 2001: furono anni, quelli, in cui le due cosche iniziarono a colpire anche i parenti dei capiclan, benché i bersagli designati non avessero ruoli attivi all’interno dei sodalizi.

Il duplice omicidio Di Grazia-Di Giovanni
Rispetto al duplice omicidio Di Grazia-Di Giovanni, la Corte d’Assise ha invece condannato all’ergastolo Salvatore Viola e Lorenzo Fioto, due storici esponenti dei Birra-Iacomino. Mentre ha disposto l’assoluzione per Andrea Sannino: l’uomo era accusato di aver fermato le vittime in strada al fine di consentire ai killer di agire.

L’omicidio di Giuseppe Borrelli
Franco Sannino, invece, è stato dichiarato colpevole dell’omicidio di Giuseppe Borrelli, l’affilato al clan Ascione ammazzato il 30 agosto del 1997.  Altri malavitosi di spicco, sia dei Birra che dei Lo Russo di Miano, incriminati rispetto ai tre agguati di camorra sono stati invece già giudicati con la modalità del rito abbreviato. La sentenza è arrivata nel 2016.

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giovedì, 28 febbraio 2019 - 13:04
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