Napoli, strage dei Vastarella alla Sanità: carcere duro per il boss Genidoni

Cella Carcere
di Laura Nazzari

Pasqua amara per il boss della Sanità Antonio Genidoni. Nella giornata di ieri il ras e i suoi avvocati si sono visti notificare la comunicazione dell’inasprimento del regime carcerario: il 18 aprile il ministero della Giustizia ha accolto la richiesta avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli ed ha disposto il carcere duro per Genidoni.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria attiverà adesso il trasferimento di Genidoni nell’apposito reparto all’interno del penitenziario di Tolmezzo dove il ras si trova attualmente ristretto. Genidoni è detenuto dal 25 luglio del 2017: si trovava agli arresti domiciliari a Milano quando fu arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di duplice omicidio e triplice tentato omicidio con l’aggravante della matrice camorristica per avere agito al fine di agevolare la cosca di appartenenza, il clan Esposito-Genidoni.

Le accuse fanno riferimento alla cosiddetta strage dei Vastarelli in via Fontanelle alla Sanità datata 22 aprile 2016. Un commando in sella agli scooter sparò all’impazzata all’esterno di un circolo ricreativo uccidendo Giuseppe Vastarello e Salvatore Vigna, e ferendo Dario Vastarella, Antonio Vastarella e Alessandro Ciotola. Secondo l’impostazione accusatoria, Genidoni ordine l’agguato perché all’epoca era in corso una faida tra i Vastarella e il suo gruppo proprio per il controllo del rione Sanità: durante il conflitto i Vastarella cacciarono anche le donne degli Esposito-Genidoni dal rione. Dell’agguato rispondono anche la madre Addolorata Spina, la moglie Vincenza Esposito, il (presunto) killer Emanuele Esposito e Alessandro D’Aniello.

Contro Genidoni, al pari degli altri imputati, ci sono le intercettazioni telefoniche e ambientali. Per questi fatti Genidoni e gli altri indagati sono attualmente imputati dinanzi ai giudici della quarta sezione della Corte d’Assise di Napoli. E sono proprio le accuse a lui contestate in relazione alla strage alla Sanità ad avere pesato sull’applicazione del carcere duro. Nell’incartamento trasmesso dalla Dda al ministero della Giustizia c’è anche traccia di un episodio che ha visto protagonista Genidoni quando questi era detenuto a Prato (prima di essere trasferito a Tolmezzo): il ras aveva rivolto minacce ad un agente della polizia penitenziaria, fatto per il quale è stato istruito un processo.

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domenica, 21 aprile 2019 - 11:25
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