Operazione ‘Buche d’oro’, l’impreditore napoletano si difende: «Io vittima di concussione, o accettavo o fallivo»


Ha risposto alle domande del gip Leda Rossetti (delegato dal gip di Catania Anna Maria Cristaldi) ma si è detto vittima di concussione l’imprenditore napoletano Amedeo Perna, 50 anni, da sabato scorso in carcere a Poggioreale, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Catania su presunti casi di corruzione nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati dal compartimento dell’Anas catanese. L’azienda dell’imprenditore partenopeo (difeso dagli avvocati Rosario Pagliuca e Fabrizio Chianese) si  occupata della sostituzione delle barriere stradali incidentate, un appalto da 150mila euro. «Il mio cliente – ha spiegato l’avvocato Pagliuca – ha riferito al giudice di essere stato vittima di una concussione e di non avere corrotto i funzionari pubblici i quali, a lavori ultimati, hanno chiesto 30mila euro per il rilascio del certificato di ultimazione che avrebbe dato via libera ai pagamenti».

L’imprenditore, riferisce ancora il suo legale, ha spiegato al giudice di avere versato solo 5mila euro e di non aver denunciato la presunta concussione perché la sua ditta versava in gravi difficoltà economiche: «Se fosse andato a contenzioso con l’Anas – ha spiegato l’avvocato di Amedeo Perna – l’azienda sarebbe fallita. Con le somme provenienti dall’appalto, 150mila euro, sarebbero stati pagati i dipendenti, i fornitori, le banche e le tasse, tutti debiti pregressi». In sostanza, secondo l’avvocato Pagliuca, «se l’imprenditore non avesse accettato, non ci sarebbe stato incasso e il mancato incasso avrebbe comportato il tracollo finanziario».

Al giudice il collegio difensivo di Perna ha consegnato le fotografie dei lavori eseguiti per conto dell’Anas, attinenti la manutenzione sulle barriere stradali, indicato in quale deposito sono state stoccate quelle danneggiate e depositata tutta la documentazione su vitto, alloggio e le spese di trasferimento sostenute dal personale impiegato nei cantieri. «Il pagamento dell’appalto – ha detto infine il legale – è avvenuto ma con una penale di 15mila euro, circostanza piuttosto singolare in presenza di un accordo corruttivo».

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martedì, 3 dicembre 2019 - 17:00
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