Azienda isolata da trenta mesi per un cavalcavia sotto sequestro sulla A16, i dipendenti scrivono a Benetton

cavalcavia sperone

Sono isolati da due anni e mezzo in seguito al sequestro dell’unica strada di accesso alla loro azienda, un cavalcavia dell’autostrada A16 Napoli- Canosa. Si tratta dei dipendenti della Euronut spa, azienda di Sperone, in Irpinia, che si occupa di trasformazione delle nocciole ed esporta in tutto il mondo prodotti derivati dalla frutta secca, vanto della economia locale. Per questa vicenda due dirigenti di Autostrade spa sono indagati per omessa manutenzione, le indagini sono affidate ora per competenza alla Procura di Cassino. Una situazione difficile, in cui giustizia, burocrazia e carenze imbrigliano i destini di una piccola media impresa che dà lavoro a 25 dipendenti. Per segnalare la loro condizione, dipendenti e soci della Euronut spa hanno deciso di rispondere alla lettera aperta scritta giorni orsono da Luciano Benetton per ‘difendere’ la famiglia dagli attacchi di opinione pubblica e politica dopo i fatti del Ponte Morandi e le varie inchieste sulla condizioni dei ponti della rete viaria che Aspi ha in concessione. «Caro Luciano Benetton- scrivono nella lettera- rispetto per la sua famiglia ma ora si dia il via ad una rivoluzione sulla manutenzione».

«Abbiamo letto la missiva inviata nei giorni scorsi da Luciano Benetton ai giornali – spiegano da Euronut – e siamo sinceramente colpiti dalla difesa a spada tratta del lavoro della famiglia Benetton, che detiene il 30% di Atlantia. Benetton ribadisce che il suo gruppo familiare non può portare sulle spalle la croce della tragedia del ponte Morandi di Genova perché non poteva essere coinvolta direttamente nelle scelte del suo management. Non vogliamo unirci alla sequela di invettive ed anche di insulti che hanno colpito i Benetton dal giorno della strage, crediamo però di avere voce in capitolo in merito a questioni, come quelle della sicurezza e della manutenzione di cavalcavia ed autostrade, che ci coinvolgono nostro malgrado da trenta mesi».

«Da lavoratori di una azienda privata e da imprenditori – continua la nota – sappiamo che l’errore di uno può distruggere l’impegno di tutti. Ma sappiamo anche che chi è al vertice di un gruppo che dà lavoro a tante persone deve assumersi le proprie responsabilità almeno nella scelta del o dei dipendenti che con i loro errori hanno messo a rischio l’azienda. Non si può essere capi d’impresa quando si vince e Ponzio Pilato quando si è travolti dalle polemiche. I manager sono scelti dal vertice e le loro mancanze sono inevitabilmente le mancanze di chi li ha messi in posizioni di scelta e di potere».

«Scegliere un dirigente sbagliato – sostengono dipendenti e soci di Euronut spa – non è certamente un reato e non ci associamo alla valanga di accuse anche infamanti che hanno travolto i Benetton. Ma da protagonisti di una vicenda paradossale ed assurda ci sentiamo in diritto di darle qualche suggerimento per oggi e per il futuro. Siamo una piccola azienda che subisce quotidianamente i danni di scelte sbagliate dei suoi manager. Non lo diciamo noi, lo dice la procura di Avellino quando, constatata una perizia che ravvede rischi per la sicurezza ad attraversare il cavalcavia 22, ne ordina il sequestro e indaga due suoi manager per ‘omessa manutenzione’. Non è stato il signor Luciano Benetton a ridurci così, ma una fetta di responsabilità  molto ampia se non totale la hanno coloro i quali negli anni si sono succeduti alla guida della direzione competente per questo tratto. Esiste però una vostra corresponsabilità morale, per avere messo le persone sbagliate al posto sbagliato ed avere implicitamente avallato una condotta – lo dicono i magistrati – negligente, poco attenta alla manutenzione, alla sicurezza degli utenti, ai controlli ordinari».

«Sarà il processo di Avellino, come sarà il processo di Genova, a tirare le somme e fare emergere le vere responsabilità. Siamo però convinti che da queste situazioni (drammatiche come nel caso di Genova, paradossali come nel nostro) possa venir fuori per voi Benetton e quindi per Autostrade una opportunità: quella di dimostrare che avete buone intenzioni, che volete ‘riparare’ il danno di immagine, investendo seriamente, concretamente e in maniera lungimirante sulla manutenzione in Italia. Solo così il nome dei Benetton, la vostra storia familiare ed imprenditoriale e quella di Autostrade potranno avere un riscatto».

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martedì, 10 dicembre 2019 - 12:54
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